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Il contratto sociale

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Contratto sociale
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Il contratto sociale
Autore:Jean-Jacques Rousseau
Introduzione
Questopera rappresenta,come afferma lo stesso autore,il raccoglimento di vari
frammenti inizialmente indirizzati ad un’opera molto piu’ vasta,rimasta pero’
incompiuta.E’ divisa in 4 parti e il suo scopo è subito individuabile dalle prime
pagine: Rousseau intende infatti cercare,nell’ordine civile,delle regole di
amministrazione legittima e sicura,collegando cio’ che il diritto permette con cio’ che
l’interesse indica,in modo da non separare la giustizia all’utilità.Questo vuol dire che
non si puo’ pretendere che un uomo segua le norme del diritto se non si dimostra che
puo’ farlo senza necessariamente venire contro al suo primo,fondamentale
interesse,cioè quello di autoconservazione.Prima di arrivare alla spiegazione del patto
vero e proprio,l’autore comincia dapprima la sua riflessione riguardo la famiglia,da
egli considerata come la piu’ antica delle società e l’unica naturale.La grande
differenza rispetto ad uno stato consiste nel fatto che l’amore del padre verso i propri
figli è ricompensato dalle cure che egli dona loro,mentre in esso il piacere legato al
comandare si sostituisce all’amore che il capo non ha per le sue genti.Dopo cio’
Rousseau inizia a contestare le tesi di Grozio e Hobbes,sia riguardo la validità del
diritto del piu’ forte,sia riferendosi ad una dubbia legittimità dello stato di
schiavitu’.Secondo jean,tale diritto e’ difatti instabile,in quanto chiunque di piu’ forte
potrebbe spodestare il padrone precedente e i suoi sottomessi non sarebbero piu’
costretti ad obbedirgli,scagliandosi quindi contro le teorie opposte dei suddetti
personaggi.Egli continua poi affermando che bisogna obbedire solamente ai poteri
legittimi e non ad una potenza fisica (forza) priva di qualsiasi moralità.Parlando
invece della schiavitu’,Rousseau la indica come una forma di alienazione assurda e
insensata,dove i diritti e i doveri non coincidono in alcun modo.Riferito poi ad un
popolo intero,è chiaro che la subordinazione totale verso un solo uomo diventa
ancora piu’ inutile. Hobbes afferma che il despota assicura la tranquillità civille alle
sue genti.Niente di piu’ sbagliato per Jean-jacques,il quale ribatte dicendo che le
guerre dei re portano piu’ desolazione di un qualsiasi contrasto interno.Secondo
lui,quindi,solo un popolo di pazzi potrebbe vendersi in questo modo.Successivamente
l’autore espone la tesi di Grozio,secondo la quale l’origine della schiavitu’ è da
ricondurre alla guerra.Secondo il suo pensiero,il vincitore di una guerra ha il diritto di
fare cio’ che vuole del perdente .Rousseau smonta quest’ultimo concetto,spiegando
come in realtà si ha il diritto ad uccidere l’avversario solamente quando impugna le
armi.Percio’dopo la fine di un conflitto ,se lo sconfitto depone le armi,non si ha il
diritto a togliergli la vita o a renderlo schiavo.Le parole schiavitu’ e diritto non sono
quindi correlate.E’ ormai chiaro che per Jean-Jacques,il dispotismo non rappresenta
la forma di governo ideale.

Il patto sociale
Secondo l’autore ,gli uomini sono arrivati al punto che gli ostacoli che
contravvengono alla loro conservazione nello stato di natura prevalgono ,con la loro
resistenza,sulle forze che ciascuno di essi dispone per mantenersi in tale stato.In
questo stato il genere umano si estinguerebbe se non cambiasse le proprie condizioni
di esistenza.Occorre quindi un’associazione tra uomini,per far fronte a questa
resistenza.Tale associazione ha il compito di tutelare i beni di tutti gli associati e gli
associati stessi, e dove ognuno,essendo legato a tutti gli altri,debba obbedire a se
stesso in modo da rimanere libero cosi’ come lo era prima di questa unione.La
legittimità di questo patto è data dall’alienazione completa di tutti i componenti a
tutta l’associazione,insieme ai loro diritti.Con questo tipo di alienazione si arriva
quindi ad un unione teoricamente perfetta,dove ogni associato non ha nulla da
reclamare verso gli altri.Si ottiene percio’ un corpo politico e morale comune,definito
dai suo componenti:stato quando è passivo,corpo sovrano quando è attivo e potenza
in riferimento ad altri corpi politici.I componenti saranno invece chiamati: popolo
nella collettività,cittadini se presi singolarmente e sudditi in quanto soggetti alle leggi
dello stato.
Caratteristiche del patto sociale
-Il corpo sovrano non ha alcun interesse contrapposto a quello dei suoi membri,di
conseguenza non deve dare loro garanzie.Questo perché ogni cittadino è appartenente
al corpo sovrano(attivo) cosi’ come è membro dello stato(passivo).In caso contrario
ci sarebbe un’inevitabile violazione del patto per il quale lo stesso corpo sussiste,con
il conseguente annientamento dell’intero contratto.
-Il Passaggio dallo stato di natura a quello civile conferisce all’uomo una moralità
alle sue azioni,che prima non possedeva.Perde molti vantaggi che gli appartenevano,a
favore di un nuovo stato che obbliga l’individuo ad utilizzare la ragione per guidare
le proprie attività.Si tratta quindi di una libertà civile,limitata solamente dalla volontà
generale.
-In virtu’ del contratto sociale stipulato,lo stato è padrone di tutti i beni degli
associati.Il diritto del primo occupante è in vigore cosi’ come lo era nello stato di
natura,ma in questo caso per essere autorizzato su un qualsiasi terreno,ha bisogno di
alcune condizioni.Per prima cosa il terreno non deve essere occupato da nessun
associato.Il primo occupante deve successivamente prendere possesso solamente
dell’estensione necessaria alla sua sussistenza,per poi coltivarlo e lavorarlo.In questo
caso gli uomini,anche se diversi per le loro caratteristiche individuali,sono di diritto
uguali dal punto di vista morale.

-Nell’ambito dello stato,solo la volontà generale puo’ guidare la sua
potenza.Chiaramente il conflitto di interessi presente tra gli uomini prima della
stipulazione del contratto,fa parte delle componenti del patto stesso.Questo non
significa pero’ che la volontà generale debba rivolgersi verso le preferenze di un
singolo,in quanto non sarebbe piu’ generale e il contratto si estinguerebbe.La volontà
generale mira solamente al bene comune e rappresenta un vero e proprio atto di
sovranità,mentre invece le deliberazioni del popolo non sono ugualmente mirate alla
collettività.Occorre infatti evitare le associazioni tra uomini all’interno dello stato,in
quanto il sopravvento di una di queste rispetto ai cittadini,porterebbe ad una
disuguaglianza inaccettabile.
-Una delle prerogative fondamentali del contratto sociale è quella di assicurare la
conservazione degli associati.In caso di estrema necessità,il potere generale puo’
decidere pero’ di revocare questo diritto a uno dei cittadini.Tutto questo per il bene
comune e per la continuazione del suddetto patto.
-Per quanto concerne le leggi,queste devono avere come oggetto la collettività e non
il particolare.Dovranno quindi essere redatte da una volontà generale,cosicchè non
intervengano gli interessi comuni e nessuno dei contraenti del patto venga
danneggiato.Per essere giuste e completamente imparziali,queste condizioni o
leggi,dovrebbero però venire decise da Dio,dato che la giustizia proviene da lui.E’
proprio qui che entra in gioco la figura del legislatore,rappresentante della volontà
generale in quanto appartenente direttamente ad essa e anche interprete dell’autorità
divina.Egli non possiede alcun diritto legislativo,in quanto agisce per il bene della
comunità e quindi di se stesso.E’ inoltre necessario inviduare se il popolo sia in grado
si sopportare alcune leggi,e nel caso di una cattiva interpretazione dei bisogni dei
cittadini,incorrerà il malgoverno.Rousseau effettua poi una distinzione tra le varie
leggi:Leggi politiche se riguardano il rapporto del corpo politico con se stesso,leggi
civili se trattano invece il rapporto tra i vari associati del patto, seguite poi dalle leggi
criminali che si riferiscono alle pene da adottare in seguito ad atti criminali commessi
dai singoli.Infine troviamo un’altra categoria di leggi,considerata da Rousseau come
la piu’ importante,presente solamente nel cuore dei cittadini,di cui il legislatore si
occupa in segreto.
-Uno stato deve avere una giusta estensione rapportata ai suoi abitanti.Vi devono
essere quindi tanti abitanti quanti la terra possa assicurarne il sostentamento.La
grandezza di uno stato è fondamentale anche dal punto di vista governativo.Infatti un
territorio troppo esteso è molto piu’ difficile da controllare,in quanto il potere si
farebbe sentire sempre meno e l’autorità sovrana vacillerebbe.

-Per mediare il potere esecutivo e quello legislativo,occore un terzo organismo che
renda possibile la comunicazione tra stato e corpo sovrano.Si parla del governo,che
Rousseau identifica come l’esecutore delle leggi e addetto al mantenimento della
libertà civile e politica.I componenti di questo corpo sono chiamati magistrati e
l’organismo preso nella sua totalità viene definito invece principe.Il corpo sovrano e
il governo si bilanciano il potere tra di loro,in modo tale che nessuno dei due
organismi prenda il sopravvento sull’altro.In quest’ottica il governo deve inasprire la
sua autorità in base all’aumentare della popolazione,cosi’ come il corpo sovrano
stesso deve conseguentemente usare maggior forza per ‘’tenere le redini’’
dell’organismo a lui parallelo.Per esercitare la propria autorità,il governo ha inoltre
bisogni di alcune assemblee speciali e anche di privilegi esclusivi,non da intendere
come un’occasione per esercitare la proprio volontà particolare,bensi’ come
un’ulteriore strumento per far rispettare le convenzioni alla base del contratto
sociale.Un altro fattore che caratterizza un buon governo è il numero dei suoi
membri.Tanti magistrati rendono questo corpo alquanto debole,perché cosi’ la
volontà del governo si avvicinerebbe sempre di piu’ a quella generale,rendendo
obsoleto il bilanciamento dei poteri.
Successivamente l’autore descrive da vicino la figura del magistrato,affermando che
in lui sono presenti tre tipi di volontà:la volontà personale che segue gli interessi del
singolo,la volonta del governo che invece guarda principalmente verso l’intero corpo
e infine la volonta del popolo,la quale invece è rivolta verso lo stato.E’ evidente che
in un buon magistrato la volontà personale debba essere nulla,diversamente invece da
quella del governo,a sua volta dipendente da quella dell’intero stato.Parlando sempre
del governo,una buona amministrazione da parte dei magistrati,è riscontrabile in
alcuni fattori.Tra due governi simili,quello dove la popolazione aumenta
maggiormente,è sicuramente considerabile superiore.Esponendo le caratteristiche
principali di questo organismo,Rousseau parla anche della sua possibile
degenerazione.Secondo lui,infatti,quando il bilanciamento di poteri tra il corpo
sovrano e il governo stesso si altera,il patto sociale potrebbe rompersi.
Il governo puo’ degenerare tramite due modalità:
-Con l’appropriamento del potere da parte di pochi o addirittura un solo
magistrato,divendo di fatto un’aristocrazia nel primo caso e una monarchia nel
secondo.
-Il governo perde la maggior parte del proprio potere,con la conseguente distruzione
dell’intero stato.Difatti senza un governo presente,il corpo sovrano non puo’ fare
affidamento su alcun potere esecutivo,perdendo quindi qualsiasi punto di riferimento.
-Tra i vari tipi di governo,Rousseau identifica quelli fondamentali:
Democrazia,dove il corpo sovrano rende la maggior parte del popolo detentore del
potere governativo.
Aristocrazia dove invece la magistratura è nelle mani di pochi.
Infine troviamo la monarchia,caratterizzata dal fatto che il magistrato è unico.

Tutte le altre forme di governo sono dei derivati di queste tre
principali.Successivamente l’autore espone poi il suo pensiero,secondo il quale ogni
stato deve avere un governo adatto alle sue caratteristiche sociali e territoriali.
Alessandro Costanzi

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