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inferno34canto

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Canto XXXIV della Divina Commedia, Ritenuto dall'autore non strettamente necessario all'opera non fu da questi mai pubblicato. (Anche perchè poi si sarebbe trovato in difficoltà col Purgatorio ed in Paradiso) Il curatore
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  • Name: Piero Proietti
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Canto XXXIV - Inferno - Organi di staff
Dopo che l'ultimo cerchio fu passato, entrammo dentro antri ancor piu scuri,
dietro Lucifer - servo infervorato - che masticando stava Giuda, Cassio e Bruti.
L'aere si fece presto umido ed afoso, di viscido il sentiero si copriva,
quand'ecco il Duca mio, un poco in soso, chiesemi se tra' monte m'appariva,
colui che Arcangelo fu e fu contento. Sembrommi il vermo, fier a vedermi in tale loco,
servo a Lucifer si - ma ancora piu portento - ne rilanciava il verbo a tutto il giogo.
E tutti i poveri diavoli controllava, i buoni mensa e poi, con fare non cattivo,
tuonava contro, al figlio de' troiani che, non Enea era, ma il pover Vito.
Quell'altro, invece, con fare da villano, un diavolaccio appeso a una tastiera,
sudava sangue col topo che spostava, sul proprio desco, drento a la bufera.
Piu lungi, la in disparte se ne stava, l'onesto napolitan, primula nera,
che ogni tanto un topo l'aggiustava ma - piu che altro - aspettava sera.
Or dunque disse il Duca: fatti avanti, che alfin semo al decim cerchio giunti
dove ci trovi sia i diavoli che i santi, il tempo perso e li destin disgiunti;
quivi ci stanno gli organi di staff, dei grandi Uffizi Generali semo ai piedi,
coordinano li cerchi che tu sai, persino l'intero Direttorio, se tu credi.
Vedi laggiu quell'anima la in basso, che striscia sulla panza a far lumaca.
bavoso, lercio e con il cuor ancora un po' piu in basso, avanza, trascinando la sua casa?
Chiedigli che ti racconti il suo destino, di quale colpe gli Dei fecer fattura.
Io al balzo presi e lesto fui vicino, poi dell'anima dannata presi cura.
Oh spirito che vai con la tua casa, qua nell'inferno basso, dove siedi,
chi fosti pria e quali colpe sconti, tu che vaghi rilasciando bava sotto ai piedi?
Ed elli a me girrossi tutto punto, poi disse: fratel mio, non per menare vanto,
andavo a Messa tutto quanto il giorno e fui sulla strada di diventare santo.
Stampai santini, rosari, croci giunte; scalciai non poco a far portar nastrini;
m'aggrappai a questa casa che usurpai e, come vedi, ecco qua i casini.
Allor che io riconosciuto l'ebbi, chiesegli meglio qual'erano i suoi mali

che l'avessero condotto in que' ristretti, a quel destin, che non aveva pari.
Io che del grande Raffaele tenni, ambo le chiavi - di cuore e magazzino -
mi trovai infin, ormai senz'altri senni, a portar via le ostie e, dopo, il vino.
Per questo restai avvinto alla mia casa, rifornita ad ogni giorno d'ogni bene,
dai topi riparati dal Peppino, da risme di carta, buste ed altro insieme,
come quella carta che non finisce nel cestino, ma ti pulisce, proprio sotto il rene.
Quand'ero ormai in odor di Santita, col mio breviario, preparato e puro
- piu per i rifiuti che per la castita - il diavolo venne con un pretaccio oscuro.
Mi chiese di stampargli catechismi, che poi mi regalava le sue preci.
Convinto fui di far, con tutti i crismi ed ecco qua, quello che poi feci.
Presi a stampar il listino del convento, suor bridigine, il nome dell'albergo.
La morte, quindi, mi sorprese attento. Bussai, ma al paradiso non fu aperto.
Cerbero fu indeciso, per l'appunto, ma il contrapasso fu presto ragionato,
cattivo non ero stato, almeno al punto ma, al decimo girone, ero destinato.
Quivi ci giunsi con la casa mia - portata meco - senza alcun riscatto assunto,
per questa sbavo, lascio questa scia, ci viaggio lento e, vedi, mi consunto.
Oh che destin crudel, di chi fu prete, che cosi giace condannato eterno,
nel dietro di Luciver, che netta bene, simile a carta regalata al tempo.
Ed io che - pria di tutto non son cane - gli tolsi un po' di bava e di lasciva,
pulii sul tetto la casa all'animale, poi controllai che altra ancor n'usciva.
Lo lasciai la, intento al suo strisciare, nel giusto mezzo dei due pelosi colli,
che piu di questo non si poteva fare; dall'Alto fu voluto quel che volli.
Quindi, senza altri indugi, me ne andai, col Duca mio, a cercare anime belle
- senza speranza - eppure l'abbracciai... Tornammo, infine, a riveder le stelle.


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