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IndiceIntroduzione..............................................................................................pag. 3 Capitolo I. Storia della Somalia prima dell'indipendenza........................pag. 7 La societ tradizionale somala – La Somalia precoloniale – La penetrazione europea – Il Mullah - La Somalia italiana – Il Somaliland britannico – Il Dopoguerra – L'AFIS e il Somaliland britannico Capitolo II. Dall'indipendenza al colpo di stato del '69...........................pag. 52 Il problema dell'integrazione tra le due Somalie e la Costituzione del '61 – Il governo Shermarke (1960/1964) – Il governo Hussein (1964/1967) - Il governo Egal (1967/1969) - L'assassinio di Shermarke e il colpo di stato militareCapitolo III. 1970-1973: la prima fase della Somalia socialista.............pag. 85I crash programmes, l'iska wah ugabso e le nazionalizzazioni – Il 1° anniversario della Rivoluzione e il primo piano di sviluppo 1971/1973 – Il somalo diventa lingua scritta – Prime forme di opposizione interna e istituzione dell'apparato repressivo – La prima fase della politica estera del regime militare: il non-allineamento positivo Capitolo IV. Il trattato di amicizia e collaborazione con l'URSS............pag. 105I rapporti tra l'Unione Sovietica e la Somalia rivoluzionaria – Il secondo piano di sviluppo (1974/1978)- La siccità e il processo di sedentarizzazione1Capitolo V. La guerra dell'Ogaden (1977- 1978).....................................pag.139 L'ascesa di Menghistu e i rapporti tra Etiopia e URSS - La guerriglia in Etiopia e la politica panaraba contro Addis Abeba – La precaria Pax Sovietica – L'indipendenza del Gibuti – L'“ambiguità statunitense” e la prima fase del conflitto – L'abrogazione del Trattato di Amicizia e Collaborazione con i sovietici – La controffensiva etiopica e la sconfitta somala Capitolo VI. Dalla guerra dell'Ogaden alla Conferenza di Gibuti (1978-1991)........................................................................................................pag. 162La politica statunitense in Medio Oriente e il ruolo della Somalia – Il regime di Siad Barre dopo la guerra dell'Ogaden – L'incidente del 1986 e il sistema “familiare-affaristico” degli ultimi anni del regime – La politica economica nell'ultimo decennio della dittatura – Il tentativo di colpo di stato nel 1978 e la nascita del SSDF – Il SNM e la guerra civile nell'ex Somaliland – La nascita dell'USC – La fine del regime di Siad Barre – La prima fase della guerra civile Capitolo VII. La politica italiana in Somalia dalla guerra dell'Ogaden alla fine del regime di Siad Barre..........................................................................pag. 214L' “accordo sulla cooperazione tecnica” e il primo Piano Triennale (1981/1983) – Il Partito Socialista Italiano e l'evoluzione dei rapporti con la Somalia – La nascita del Fondo Aiuti Italiani – Dalla visita di Craxi a Mogadiscio alla fine del regime di Siad Barre – Alcuni esempi di mala-cooperazione italianaBibliografia..............................................................................................pag. 238 2IntroduzioneL'argomento di questa tesi di laurea riguarda la dittatura militare in Somalia, capeggiata dall'allora capo di stato maggiore dell'esercito somalo Mohamed Siad Barre, iniziata nel 1969 e terminata nel 1991 con la dissoluzione dello stato Somalo e l'esordio della guerra civile.La parte iniziale dell'elaborato analizza il sistema sociale e culturale tradizionale della Somalia, basato sul clanismo e sul nomadismo-pastorale, utile premessa per comprendere lo sviluppo degli eventi storici in questo paese. Il clanismo e il nomadismo hanno condizionato le scelte politiche ed economiche della Somalia e ancora oggi, seppure modificati e degenerati, hanno un peso notevole sugli sviluppi della guerra civile. Nei primi due capitoli viene inoltre trattata una breve storia della Somalia prima del colpo di stato militare, attraverso tre fasi: il periodo pre-coloniale, il periodo coloniale e il periodo che va dalla fine della seconda guerra mondiale alla fine degli anni sessanta, caratterizzato da un decennio di amministrazione fiduciaria italiana sotto l'egida dell'ONU, seguito dalla nascita della Somalia indipendente (unificatasi con il Somaliland britannico) sotto un sistema democratico e parlamentare.Il colpo di stato militare guidato da Siad Barre ha avuto origine con la crisi del sistema parlamentare somalo, che a fine anni sessanta aveva raggiunto un livello di corruzione e di frantumazione politica che aveva reso inoperante il funzionamento delle istituzioni e aveva accresciuto un generale malcontento da parte della popolazione. L'esercito, con l'aiuto della polizia, assunse la guida del paese proprio per porre fine al sistema di degrado e di inefficienza del sistema parlamentare e con l'intenzione d'istituire un regime rivoluzionario orientato su posizioni socialiste. La prima metà degli anni settanta fu caratterizzata dallo sforzo da parte del regime di portare ad un miglioramento sociale, culturale e politico il paese attraverso campagne di alfabetizzazione, di lavoro volontario e collettivo, di sviluppo economico e di nazionalizzazioni. Fatta eccezione per l'alfabetizzazione, le politiche adottate dal regime militare non portarono ad un reale miglioramento 3delle condizioni economiche e sociali del paese che, soprattutto dopo la siccità del 1975, si trovò in gravi difficoltà economiche. Il fallimento delle politiche socialiste portò il regime a rispolverare una politica irredentista, uno dei pilastri del nazionalismo somalo fin dalla sua nascita, rivendicando l'Ogaden, una vasta regione a maggioranza somala, ma sotto i confini dell'Etiopia. Siad Barre, che nella prima metà degli anni settanta aveva preferito mantenere buoni rapporti con i paesi vicini, iniziò ora ad appoggiare movimenti di guerriglia somali nell'Ogaden e successivamente diede il via ad un guerra aperta contro l'Etiopia invadendone il territorio. La guerra, che durerà ufficialmente dal 1977 al 1978, vide la sconfitta della Somalia, costretta a ritirarsi dall'Ogaden, e segnerà l'inizio del declino del regime di Siad Barre, incapace ormai di attuare politiche utili al paese. La Somalia degli anni ottanta sarà caratterizzata da un clima di corruzione, nepotismo e di violenta repressione verso una crescente opposizione. Fu in questo periodo che si vennero a formare movimenti di guerriglia in tutto il paese che, nati come movimenti di liberazione nazionale contro il regime militare, assunsero ben presto un carattere clanico e, dopo la caduta del regime di Siad Barre, furono (e sono ancora oggi) tra i maggiori protagonisti della guerra civile.La tesi oltre ad occuparsi delle vicende interne del paese da largo spazio alla politica estera di Mogadiscio, caratterizzata da un forte irredentismo nei confronti dei paesi vicini, Etiopia, Kenya e Gibuti. Il nazionalismo somalo ha portato spesso la Somalia ad essere isolata nel continente africano, dominato dal panafricanismo e dall'accettazione dei confini posti dalle potenze coloniali. La Somalia ebbe un ruolo importante anche nella competizione tra le superpotenze in Africa e in Medio Oriente, grazie alla sua posizione strategica molto vicina alla penisola arabica. Quello di Mogadiscio sarà infatti il primo governo africano sub-sahariano a firmare un trattato di amicizia e collaborazione con l'Unione Sovietica (1974). La guerra dell'Ogaden fu un punto di svolta anche nei rapporti di Mogadiscio con le 4superpotenze. Mosca non sostenne il tentativo della Somalia d'impadronirsi dell'Ogaden, anzi, finì per dare un massiccio appoggio all'Etiopia rivoluzionaria che nel 1977, con l'ascesa di Menghistu al vertice della giunta militare al potere ad Addis Abeba, si era proclamata marxista-leninista. La Somalia a fine anni settanta si trovò ad essere isolata a livello internazionale e solo con gli anni ottanta entrerà a far parte, non senza contraddizioni, del “blocco occidentale”: offrendo libero accesso al personale militare americano al porto di Berbera, la Somalia sarà uno dei punti strategici del complesso sistema di sicurezza militare americano in Medio Oriente, il Rapid Deployment Force.L'ultimo capitolo tratta dei rapporti tra l'Italia e la Somalia negli anni ottanta soprattutto per quello che riguarda la politica di cooperazione. Analizzando questo tema si vede come il sistema di corruzione politica e imprenditoriale che ha caratterizzato l'Italia di quel periodo ha avuto dei risvolti molto gravi in Somalia: se fenomeni di corruzione hanno avuto delle conseguenze negative in paesi ricchi come l'Italia, in paesi poveri come la Somalia, dove gli equilibri ambientali, sociali e politici sono molto fragili, hanno avuto delle conseguenze disastrose, finendo per favorire la desertificazione, le tensioni sociali e la stessa guerra civile. Inoltre molti membri legati alla cooperazione erano implicati in traffici d'armi e trasporto di rifiuti tossici e nocivi.La dittatura militare, durata 22 anni, ha avuto delle conseguenze devastanti in Somalia, ma la dissoluzione dello stato e lo scoppio della guerra civile non sono imputabili solamente all'incompetenza e all'autoritarismo violento dei vertici militari somali. Grosse responsabilità le ebbero le super-potenze, Stati Uniti e Unione Sovietica, che invece di sostenere Mogadiscio con piani di sviluppo sociali ed economici mirati, hanno preferito agire seguendo una logica di potenza e di competizione militare, portando nel paese africano un quantitativo di armi spropositato: la Somalia negli anni settanta, pur essendo uno degli stati più poveri dell'Africa, era la terza potenza militare del continente dopo l'Egitto e il Sudafrica. Una tale politica di armamento, non 5accompagnata da processi di crescita sociale ed economica, ha incrementato una “cultura della guerra” che, in un primo tempo, ha incoraggiato il regime di Mogadiscio a muovere guerra contro l'Etiopia e, successivamente, ha accresciuto la conflittualità interna che a fine anni ottanta è degenerata in una violenta guerra tra clan. Oltre a Mosca e a Washington altri stati stranieri ebbero responsabilità nella degenerazione della situazione somala: l'Arabia Saudita, che ha incoraggiato il diffondersi di un integralismo islamico intransigente e violento che ha intaccato il sistema delle corti islamiche somale, basato tradizionalmente su un misticismo poco interessato al dominio politico; la Libia di Gheddafi, attraverso una politica estera interventista e ambigua, che ha finito per sostenere sia il regime di Mogadiscio che i movimenti di guerriglia anti-Siad Barre e l'Etiopia di Menghistu; l'Egitto e l'Italia, responsabili di aver sostenuto il regime di Siad Barre fino alla fine, quando ormai agli occhi dell'opinione pubblica mondiale era impresentabile. L'Italia nel conflitto somalo, sia negli anni novanta che ancora oggi, insiste nel presentarsi come mediatore delle parti in lotta, ma in questo ruolo non può essere credibile perché, nel corso dei decenni, ha adottato politiche soprattutto negative in Somalia: l'esperienza coloniale italiana in Africa, sia nel periodo liberale che nel periodo fascista, è stata caratterizzata molto spesso da azioni criminali contro la popolazione locale e da politiche di sviluppo inefficienti; l'esperienza dell'AFIS negli anni cinquanta non è riuscita a garantire lo sviluppo di un sistema politico, perché si è preteso di esportare il sistema parlamentare italiano a Mogadiscio, invece di cercare un sistema politico meglio adattabile alla realtà somala; infine il sostegno italiano al regime di Siad Barre, soprattutto negli anni ottanta, ha finito per incoraggiare quel sistema di corruzione e repressione che ha caratterizzo l'ultimo decennio della dittatura. 6Capitolo I Storia della Somalia prima dell'indipendenza La società somala tradizionaleI Somali sono una popolazione Hamitica che formano un unico grande blocco etnico, caso raro in Africa, che si estende in una regione molto vasta del Corno, ben al di là dei confini della Somalia, stato che in realtà ha cessato di esistere dalla guerra civile iniziata nel 1991. Le regioni in cui sono distribuiti i somali vengono simbolizzate dalla stella bianca a cinque punte disegnata nella bandiera azzurra della Somalia, dove le cinque punte altro non sono che le cinque Somalie, le cinque realtà che dividevano i somali prima dell'indipendenza: l'attuale Repubblica di Gibuti, il Somaliland (ex protettorato britannico, dal 1960 parte della Repubblica Somala ma dal 1991 sostanzialmente indipendente, anche se non ancora riconosciuta a livello internazionale), l'ex Somalia italiana (dal 1991 in guerra civile e senza uno stato stabile), il Northern Frontier District (regione nord orientale del Kenya) e l'Ogaden (ampio territorio a maggioranza somalo che si trova nell'Etiopia sud orientale). L'irredentismo è una delle caratteristiche principali del nazionalismo somalo, realtà che si è sviluppata solo a partire dagli anni '40, ma che poggia su un senso comune di appartenenza ad un unica realtà precedente all'idea di stato nazione di importazione europea. I somali, infatti, già prima del periodo coloniale, parlavano la stessa lingua, con semplici differenze dialettali, avevano un comune modo di vivere, basato sul predominio della pastorizia, credevano di discendere da un antenato comune, avevano un'unica cultura orale poetica, praticavano un'unica religione, l'Islam. Nonostante questo i somali non sono mai stati una realtà unita ma divisa, invece, da un complesso sistema di parentela: “ La chiave per comprendere la società somala sta nei rapporti di parentela”1. Esistono sei famiglie di clan, quattro delle quali, i Darod, gli Hawiye, gli Issaq e i Dir sono tradizionalmente nomadi, dediti alla pastorizia e prendono il nome dal loro antenato comune Samale, mentre le altre due famiglie di clan, i Digil e i Rahanwin, chiamati Sab, sono 1 LEWIS I. M., A Pastoral Democracy, Oxford University Press, London, 1961, pag. 37tradizionalmente agricoltori e stanziali. Una famiglia di clan è il limite più alto della struttura di parentela somala, ognuna delle quali comprende una popolazione molto ampia che è distribuita in una regione o più regioni non definite però da confini stabili: i Dir li troviamo nell'odierno Gibuti, nella zona occidentale dell'ex Somaliland britannico e nella zona circostante la città di Harar; gli Issaq li troviamo nel Somaliland; i Darod, il gruppo più numeroso e più frammentato nel territorio, li troviamo nelle zone orientali del Somaliland, nella Migiurtinia (Somalia nord orientale), nell'Ogaden in Etiopia, nella zona più meridionale della Somalia e nel Kenya nord orientale; gli Hawiye sono presenti nella zona centrale della Somalia a nord di Mogadiscio e nella Somalia meridionale; infine i Digil e i Rahanwin, agricoltori e stanziali, occupano le zone fertili del Benadir e tutta la fascia tra i due fiumi Scebelle e Giuba. Ognuna di queste grandi famiglie ha al suo interno numerosi clan i cui membri si riconoscono in un antenato comune fatto risalire a circa venti generazioni. I gruppi politici spesso si costituiscono attorno ai clan e ogni clan ha un territorio di pascolo ben definito, anche se il senso di appartenenza ad un clan non dipende dal territorio ma dal discendente comune e dal sistema di parentela. Ogni clan è guidato da un capo, spesso chiamato sultano, ma è una figura soprattutto simbolica e non ha funzioni amministrative e di governo. Un clan è diviso a sua volta in sub-clan e lignaggi primari. Un somalo quando si presenta dichiara il lignaggio primario di appartenenza, il quale viene fatto risalire ad un antenato comune di circa sei o dieci generazioni precedenti. I matrimoni raramente avvengono all'interno di uno stesso lignaggio. Alla base del sistema clanico somalo troviamo il dia-paying che ha un numero di qualche centinaio di unità. Le relazioni tra persone, l'unità politica e giuridica di base, avvengono all'interno di questo segmento, come ad esempio il dija (parola araba che significa “risarcimento di sangue”) che è una forma del diritto tradizionale somalo: se un uomo uccide il membro di un altro dia-paying, il dia-paying dell'assassino deve dare cento cammelli al gruppo dell'ucciso, se è un maschio, e cinquanta cammelli, se è una femmina2. Ogni dia-paying ha un capo (akils) che però ha solo compiti 2 LATIN D. D., SAID S. SAMATAR, Somalia. Nation in Search of a State, Westview Press, Chicago, 1987, pag. 21-278rappresentativi poiché ogni membro riconosce le regole non scritte del gruppo di appartenenza.Gran parte dei somali è dedita alla pastorizia, allevando soprattutto capre, pecore e cammelli. I cammelli, oltre a essere una importante risorsa economica, soprattutto per il latte e il commercio delle pelli, sono anche simbolo del prestigio sociale e dello stesso valore della vita umana. La figura del cammello è centrale nella tradizione poetica orale, nel commercio e nella stessa dialettica politica. La tradizione pastorale e nomade sopravvive anche tra le popolazioni urbane che si sono sedentarizzate dedicandosi soprattutto alle attività commerciali. Il nomadismo in Somalia è una necessità: il territorio molto arido consente infatti l'agricoltura solo in poche regioni, come la zona tra i due fiumi Giuba e Scebelli. Nelle stagioni secche (jiilaal e hagaa') la scarsità di acqua e di pascoli porta, da un lato ad un aumento della conflittualità, dall'altro alla ricerca di alleanze tra i vari clan e lignaggi per accordarsi sulla gestione delle risorse. Sia all'interno delle singole comunità che in questi sistemi di alleanze, non esistono capi veri e propri. I sultani, ad esempio, hanno spesso solo un potere simbolico, sono invece le assemblee, shirs, che decidono, attraverso un sistema che potremmo definire democratico. Il sistema di alleanze tra clan e sotto-clan non è stabile e questo rende ancora più difficile la governabilità della Somalia. Questa fragilità delle alleanze caratterizza anche i conflitti più recenti: ad esempio nel 1991, dopo la caduta di Siad Barre, la famiglia dei clan degli Hawiye si era unificata nella lotta contro il dittatore ma subito dopo la fine del regime militare si trovava divisa tra il clan degli Abgal, guidati da Ali Mahdi, e gli Habar-Ghidir, guidati da Aidid.In Somalia soprattutto nelle regione tra i due fiumi esistono comunità somale tradizionalmente stabili, i Digil e i Rahanwin, che, pur avendo dei legami con gli altri clan somali, sono considerate mescolate a popolazioni Galla e Bantu e quindi, secondo un sentimento razzista, inferiori. I Sab si dedicano all'agricoltura e hanno un rapporto con la terra molto più stretto, inoltre, se per i Samaale il senso di appartenenza ad una comunità dipende dal legame di parentela e la ricchezza dal bestiame, per i Sab la comunità è il villaggio e la ricchezza è la terra.“Le istituzioni politiche tradizionali in Somalia promuovono una curiosa fusione tra 9democrazia, eguaglianza e anarchia”3. Una delle principali istituzioni politiche somale è l'heer, un contratto informale riconosciuto da un gruppo di lignaggi, tra le 250 e le 3.000 presone, che si alleano e discutono su questioni legali e politiche, come ad esempio la necessità o meno di dichiarare la pace o la guerra o l'applicazione del diritto in caso di omicidio, insulto o offesa. Le decisioni vengono prese all'interno dei shirs, assemblee in cui sono chiamati a partecipare tutti i membri maschi dei clan legati dall'heer. Nei shirs solitamente hanno più autorità le persone ricche o quelle con particolari capacità oratorie, poetiche o funzioni religiose ma nessuno ha diritti o privilegi superiori agli altri, tutti partecipano attivamente alla politica del gruppo. La democrazia somala è diversa dal modello europeo, perché, mentre quella europea si basa sull'idea di rappresentatività, dove troviamo rappresentanti eletti a cui si delega il potere, nella democrazia somala non esiste questa idea di rappresentanza poiché tutti sono chiamati a partecipare direttamente alla politica del gruppo. Nei shirs si eleggono dei rappresentanti come i sultani o capi religiosi, wadaads, ma queste rimangono figure simboliche a cui non vengono delegati poteri effettivi. Nella politica somala lo spirito democratico ed egualitario convive con un forte spirito individualista, ogni somalo è sultano di se stesso ed è orgoglioso della propria libertà. Nel corso della storia i somali hanno sempre faticato ad accettare delle istituzioni gerarchizzate o qualsiasi tipo di autorità, indipendentemente se imposta o eletta democraticamente, così è stato per il periodo coloniale, per le forme di governo dopo l'indipendenza e per la stessa situazione attuale. Un elemento di unione tra i somali è la religione musulmana. I capi religiosi, wadaads o sheikhs, sono molto importanti all'interno di una comunità, ma la loro importanza è soprattutto culturale, come insegnanti dei precetti coranici, e spesso hanno funzione di mediatori all'interno di un singolo gruppo o nei conflitti tra clan. Gli sheikhs non hanno però un vero e proprio potere politico (fanno eccezione esperienze come quella del Mullah all'inizio dello scorso secolo), questo perché il rapporto con Dio per i nomadi è soprattutto individuale e non è un caso che in Somalia avrà largo sviluppo il sufismo, il misticismo islamico. Il fenomeno delle Corti islamiche come 3 LATIN D. D. e SAID S. SAMATAR, op. cit, pag. 41-4410
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