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Le Baccanti - La compagnia degli ipocriti

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Le Baccanti
di Euripide

La Compagnia degli Ipocriti










1





Scena 1: Dioniso, il dio Bromio
TEMA DI DIONISO … 01 - Xoros 1
Entra Dioniso e si posiziona al centro dello spazio senza una parola.
Le Baccanti arrivano lentamente, strisciando contro i muri, muovendosi come felini, attratte dal
centro dove troneggia Dioniso come spilli attirati da una calamita.

Coro delle Baccanti: ognuna delle Baccanti ripete la sua parte, prima sottovoce, poi sempre più
forte finché ogni voce grida lo stesso grido,
Dioniso, il dio Bromio!

Dioniso interrompe le Baccanti gridando
Io sono Dioniso!
Le Baccanti restano in stop.

Monologo di Dioniso.
Dioniso interagisce con il pubblico e durante il monologo riporta la sua attenzione verso le
Baccanti, muovendole e toccandole come se fossero bambole.

Sul finire del monologo, Dioniso rientra al centro del nucleo delle Baccanti. Nel farlo, le Baccanti si
rianimano e rincominciano a toccare Dioniso, sempre con movenze feline.

12 - A disturbance in the night
Quando parte la musica, Dioniso si libera con violenza, prosegue verso il proscenio dove riposiziona
la maschera, sempre seguito dalle Baccanti che lo rincorrono e gli stanno attorno come attratte da
una calamita.

Una volta cambiata la maschera, Dioniso va dietro il telo bianco seguito dal corteo di Baccanti.
Qui le Baccanti restano in stop, mentre Dioniso si dilegua una volta calato il buio sulla scena.










2





Scena 2: Penteo
Durante il buio, in scena è stato posizionato un trono a sinistra.
Entra Tiresia dalla quinta di destra e si ferma dopo pochi passi.

TIRESIA
Non c'è nessuno alla porta? Chiamatemi fuori Cadmo, il fondatore di Tebe. Qualcuno si muova, gli dica che Tiresia lo
cerca: lui sa la ragione per cui sono qui.

Entra Cadmo dalla quinta di sinistra. Accoglie Tiresia con calore.
CADMO
Ho udito da dentro la reggia e riconosciuto la tua voce, la voce saggia di un uomo saggio: eccomi pronto, con i
paramenti del dio. Lui è figlio di mia figlia e bisogna che ne esalti, con tutte le mie forze, la grandezza.
Tu vecchio, guida me vecchio: sei un esperto, Tiresia.
Tuttavia, sembra che siamo i soli uomini, in Tebe, a danzare in onore di Bacco.
TIRESIA
Siamo i soli a capire, gli altri sono sciocchi.
CADMO
Non sarò io, uomo, a disprezzare gli dei.
TIRESIA
La nostra sapienza è niente di fronte al dio. Nessun discorso rovescerà le tradizioni ricevute dai padri, antiche come il
tempo stesso, neppure se menti sottili si inventano cavilli sottili.
CADMO
Diranno che disonoro la mia vecchiaia, andando a ballare col capo cinto di edera?
TIRESIA
Il dio non distingue giovani e vecchi, se si deve danzare. Non separa le categorie quando vuole essere celebrato. Vuole
ricevere onore da tutti, e da tutti insieme.
CADMO
Ma c'è Penteo, mio nipote: si sta dirigendo in fretta verso la reggia. A lui ho trasmesso il potere su questo paese. È
tutto stravolto: che novità ci porta?
Entra Penteo dalla platea. Parla mentre cammina tra il pubblico.
PENTEO
Che combinazione. Ero lontano, mi trovavo fuori, e solo ora sento dei mali piombati sulla mia città. Le nostre donne
hanno abbandonato il focolare, si scatenano in falsi tripudi, si sfrenano nei boschi ombrosi, onorano con danze un dio
molto recente, Diòniso, o comunque si chiami. Tutto questo col pretesto che sono Mènadi, sacerdotesse del dio: in
realtà al loro “dio” antepongono Afrodite.
Quelle che ho preso sono ora ospiti, in catene, delle prigioni di stato: alle mie zie e a mia madre Agave darò la caccia
su per il monte; le stringerò nelle mie reti di ferro: vedrete se non la finiscono con questo indegno baccanale, e
presto.
(cambio tono) Dicono che è arrivato uno straniero dalla Lidia, uno stregone, uno che fa gli incantesimi: ha gli occhi
lucenti per le grazie di Afrodite, frequenta giorno e notte le ragazze, offrendo le sue gaudenti iniziazioni. Se lo
sorprendo sotto questo tetto, smetterà, statene certi, di percuotere il suolo col tirso, di dimenare la chioma: gli stacco
la testa dal collo, io. E quel ciarlatano sostiene che Diòniso è un dio, che fu cucito nella coscia di Zeus, mentre, si sa, lo
3




distrusse il fuoco di un fulmine insieme alla madre, perché aveva mentito su Zeus e il suo amore. Ma c'è un altro fatto
straordinario. Eccoli lì, il profeta Tiresia e il padre di mia madre - è tutto da ridere - che folleggiano con un bastone in
mano. Mi rivolta, padre, la vostra senilità vuota di cervello.
CORO
(da dietro il telo: si rianima per un istante dallo stop)
Parole empie! Straniero, tu non hai rispetto per gli dèi.
TIRESIA
Tu hai la lingua sciolta di chi in apparenza ragiona bene, ma nei tuoi discorsi manchi di cervello. Un uomo pronto a
tutto e abile nel parlare è un cattivo cittadino, perché è uno sconsiderato. Questo nuovo dio di cui ti fai beffe, non
saprei neanche accennarti quanto sarà grande in Grecia.
Questo essere soprannaturale, Diòniso, è un profeta: invasamento e follia hanno grande virtù profetica. E lo vedrai, un
giorno, saltare in mezzo alle fiaccole nell'altopiano a due picchi tra le rocce di Delfi, brandendo e agitando il tirso
bacchico, lo vedrai grande nell'Ellade.
Dammi retta, Penteo: accetta questo dio nel tuo stato.
Qualunque cosa tu mi dica, non combatterò con gli dèi. Tu sei dolorosamente pazzo, non c'è antidoto per i tuoi mali, il
veleno è dentro di te.
CORO
(come sopra)
Onorando Bromio ti dimostri ben accorto: lui è un dio potente.
CADMO
Figlio, Tiresia ti ha consigliato bene: resta con noi, non metterti contro le antiche tradizioni. Menti con profitto,
dichiara che costui è un dio; così si penserà che Semele ha partorito un dio e la gloria ricadrà su tutto il nostro casato.
La sorte disgraziata di Atteone la conosci: lo sbranarono, tra macchie incolte, cagne feroci che pure aveva allevato lui,
e questo perché si vantava di essere più bravo di Artemide a caccia. Non vorrei che ti capitasse qualcosa di simile.
PENTEO
Metti giù la mano, vattene ai tuoi Baccanali, non mi sporcare con la tua pazzia. A questo tuo maestro di follie, gliela
farò scontare io.
Guardie, sguinzagliatevi per il paese sulle tracce dello straniero effeminato che attacca una nuova peste alle donne e
insozza i letti. E quando l'avrete preso, legatelo, portatelo qui: dovrà morire a colpi di pietra, sperimenterà a Tebe una
danza bacchica amara.

TIRESIA
Pover’uomo, non sai quello che dici. Avevi cominciato a dar segni di squilibrio, adesso sei completamente matto.
Andiamocene, Cadmo: preghiamo il dio di non far del male a questo individuo tanto bestiale. Penteo è un folle e parla
da folle.

Cadmo guarda con desolata preoccupazione il nipote. Buio.






4






Scena 3: Breve è il tempo della vita
CORO - Giulia
CORO - GEORGIANA
Sacra signora tra gli dei,
Là conducimi, Bromio, Bromio,
Santità, che stendi sulla terra
dio che tra festosi evoè
le tue ali d’oro,
guidi e precedi le Baccanti!
non senti le parole di Penteo?
CORO - ALICE
La sua empia superbia,
Al povero, al ricco
l’offesa al dio Bromio, al figlio di
il dio, imparziale, concede
Sèmele?
il piacere del vino che allontana il

dolore.
Daemonia Numphe - Satyricos Xoros
Egli odia chi non vuole
Entrano tutte le Baccanti, danzando.
trascorrere felice la vita
Quando parlano, si spostano sul
nella luce del giorno, nel buio amico.
proscenio mentre le altre continuano a
danzare.
Le Baccanti iniziano ad uscire una ad
una, tornando in stop dietro al telo
CORO - Elisa N
bianco.
Ecco i doni del dio:
iniziare alle danze dei tiasi,
CORO - SILVIA
mescolare le risa al suono dei flauti,
Perché anche di lontano i celesti
troncare gli affanni,
dalle sedi dell’etere
quando lo splendore dei grappoli
vedono le opere degli uomini.
rallegra le mense in onore degli dei,
CORO - MARTINA
e nei conviti ornati di edera
Il semplice sapere non è saggezza,
il vino delle coppe avvolge gli uomini
non lo è il pensare cose
nell’abbraccio del sonno.
che non spettano ai mortali.
CORO - ELISA B
CORO - MADDALENA
Vorrei raggiungere Cipro, l’isola di
Breve è il tempo della vita:
Afrodite,
e chi aspira a grandi mete
dove abita l’amore che incanta
non ottiene neppure
le menti dei mortali…
le gioie del presente.

Two Steps from hell - Calamity
5





Scena 4: Dioniso e Penteo
13 - The ruined childhood
Dioniso è seduto sul trono. Entrano due guardie dalla quinta di destra trascinando Dioniso e gettandolo a
terra con violenza.

SERVO 1
Siamo qui Penteo: abbiamo catturato la belva contro cui ci avevi mandato. Lo abbiamo trovato un essere mite: non
cercò di balzare via in fuga, si lasciava legare docilmente, senza impallidire, sorridendo ci invitava a stringere i nodi, a
condurlo al tuo cospetto, e restava fermo: mi ha reso facile il compito.

SERVO 2
Invece le Baccanti, che avevi catturato e chiuso nelle galere pubbliche, sono sparite: libere balzano di macchia in
macchia, invocando il dio Bromio. I ceppi dei piedi si sono disserrati da soli, le chiavi hanno girato da sole nelle porte.
Da quando quest'individuo è a Tebe, i miracoli si moltiplicano. Ma sono affari tuoi.

PENTEO
Scostatevi da lui. È intrappolato nelle nostre reti, e non è tanto veloce da riuscire a sottrarsi a me. Di fisico, non sei poi
tanto brutto, straniero, almeno agli occhi delle donne, motivo della tua venuta a Tebe. Hai i capelli sciolti, che
accendono i desideri. Hai la pelle bianca e vuoi averla bianca, stai all'ombra, eviti i raggi del sole: dai la caccia a
Afrodite, con la tua bellezza. Avanti, comincia col dirmi da che luoghi discendi.
DIÒNISO
Nessun vanto, per carità. La risposta è semplice. La mia patria è la Lidia.
PENTEO
I riti che tu importi in Grecia, dove li hai appresi?
DIÒNISO
Diòniso in persona me li ha insegnati, il figlio di Zeus.
PENTEO
Perché, laggiù c'è uno Zeus che fabbrica nuovi dei?
DIÒNISO
No, è lo Zeus che si è congiunto qui in nozze con Semele.
PENTEO
Ti ha obbligato in sogno, o ti è apparso realmente?
DIÒNISO
Io lo vedevo, lui mi vedeva, e mi ha trasmesso i suoi riti.
PENTEO
E di che specie sono, per te, questi riti?
DIÒNISO
Segreti, da non comunicare ai non iniziati.
6




PENTEO
Risposta ben falsificata, per suscitare la mia curiosità.
DIÒNISO
Le cerimonie del dio hanno in orrore i sacrileghi.
PENTEO
E tu dichiari di avere visto bene il dio com'era.
DIÒNISO
No, come voleva essere lui: non ero io a poter disporre.
PENTEO
Hai aggirato l'ostacolo con le tue vuote chiacchiere.
DIÒNISO
Chi parla da savio sembra stolto a chi è ignorante.
PENTEO
È questo il primo posto dove sei venuto a immettere il tuo dio?
DIÒNISO
Tutti i barbari ne celebrano il culto danzando.
PENTEO
(si alza in piedi)
Perché sono molto più stupidi dei Greci.
DIÒNISO
(si alza in piedi)
Molto più intelligenti, in questo caso, anche se hanno costumi diversi.
PENTEO

Le cerimonie si svolgono di giorno o di notte?
DIÒNISO
Soprattutto di notte: l'ombra comporta solennità.
PENTEO
E inganni e marciume per le donne.
DIÒNISO
Anche in pieno giorno si può incappare in vergogne.
PENTEO
Dovrai render ragione delle tue malvagie sottigliezze.
DIÒNISO
E tu della tua empietà verso il dio.
PENTEO
Bene, dunque comincerò a tagliarti quei graziosi riccioli.
7




DIÒNISO
La mia chioma è sacra: la lascio crescere in onore del dio.
PENTEO
Poi, mi consegnerai il tirso che impugni.
DIÒNISO
Strappamelo tu di mano: il tirso che stringo appartiene a Diòniso.
PENTEO
(costringe Dioniso a cadere in ginocchio)
E infine, custodiremo in prigione il tuo bel corpo.
DIÒNISO
Provvederà il dio in persona a liberarmi, quando lo vorrò.
PENTEO
Certo, quando lo invocherai ritto in mezzo alle tue Baccanti.
DIÒNISO
Anche ora lui è qui, vicino, e vede cosa soffro.
PENTEO
Ah, sì? I miei occhi non lo vedono. Dov'è?
DIÒNISO
Dove sono io. Tu sei un empio, perciò non puoi vederlo.
PENTEO
Prendetelo: questo individuo insulta me e Tebe.
DIÒNISO
Tu non sai né quello che dici, né quello che fai, e neanche chi sei.
PENTEO
Io sono Penteo, figlio di Agave, mio padre è Echione.
DIÒNISO
Tu porti, ed è giusto, un nome di malaugurio.
PENTEO
Chiudetelo nelle stalle qui accanto, perché veda l'ombra fitta delle tenebre. Là dentro balla quanto ti pare. Le donne
che ti sei portato dietro, complici dei tuoi misfatti, le venderemo sui mercati, o le utilizzerò come schiave ai telai, in
casa. La smetteranno di suonare questi sordi, ossessivi tamburi.

Buio. TEMA DI DIONISO introduce la scena successiva



8




Scena 5 - Sisma divino
00 - Harmageddon - Harmageddon
Assale questa reggia, rovescia alto e basso lui, il
Signore, il figlio di Zeus.

CORO - dietro il telo bianco, Baccanti agitate,
DIÒNISO
rimaste sole sul Citerone, in attesa del Dio
Libero, solleva il telo bianco. Le Baccanti escono
- Che furia, che ira
lentamente, tremanti
esplode nel figlio della terra
Voi, donne barbare, perché giacete al suolo
- in Penteo, stirpe del drago?
prostrate dalla paura? Alzatevi, coraggio,
- già tiene prigioniero nella reggia
smettetela di tremare tutte.
chi guidava il mio tiaso
- l'ha chiuso in un luogo di ombra.
CORO
- Ma tu, Diòniso, figlio di Zeus,
O luce eccelsa, per noi, delle feste di Bacco, sono
vedi tutto ciò?
così contenta di vederti, ero rimasta sola,
- Dove sei, ora, Diòniso?
abbandonata.
- verrà il dio, guiderà
le danze inebrianti delle Menadi.
DIÒNISO

Vi ha preso lo sconforto, quando mi han condotto
Luce su Dioniso che si trova ai ceppi.
via alle buie galere di Penteo?
DIÒNISO
Ascoltate la mia voce, ascoltatela, Baccanti.
CORO
Certo, che mi ha preso lo sconforto. Chi mi
CORO
avrebbe protetto, se la sventura colpiva te? Ma
Questo grido. Da dove, col suo grido, mi chiama il
come hai fatto a liberarti dalle mani di quel
Dio della gioia?
sacrilego?
DIÒNISO
DIÒNISO
Oh, voi, di nuovo vi chiamo, io, il figlio di Semele,
Non è stato difficile per me salvarmi senza fatica.
io, il figlio di Zeus.
Dioniso ha fatto crollare l'intero palazzo, è tutto
un ammasso di rovine; Penteo ha visto come è
CORO
amaro gettarmi in catene. E io me ne sono uscito
Signore, vieni, signore, ti prego, al nostro tiaso,
tranquillamente dal palazzo, sono venuto qui da
tu, Bromio, Bromio.
voi, senza preoccuparmi di lui.
DIÒNISO
Silenzio assoluto, buio e dissolvenza sulla nuova
Sconvolgi il suolo di questo paese, sisma divino.
scena.
CORO

Presto le case di Penteo saranno squarciate da
scosse. Diòniso è nella reggia. onoratelo - Lo

onoriamo - Vedete? Vacillano le travi di pietra
sulle colonne. Bromio alza dentro la reggia il suo

grido di guerra.

DIÒNISO
Accendi la fiaccola violenta della folgore. Brucia le

case di Penteo, bruciale.

CORO

Prostratevi a terra, coi corpi che tremano,
prostratevi, Menadi.

9




Scena sesta: L’incubo di Penteo
Daemonia Nymphe - Nocturnal Hecate
01.20


Penteo emerge dal buio, vagando.
Una Baccante entra dalla quinta di sinistra. Lo raggiunge, gli cinge i
fianchi, poi all’improvviso lo getta a terra. (
01.43)
Entrano tutte le Baccanti, come delle furie, prendendosi gioco di Penteo,
cercando di avvolgerlo nel telo nero che finora ha ricoperto il pavimento.
Penteo si dimena per liberarsi. Chiude gli occhi, preme le mani sulla faccia
per non vedere la scena, grida “NO” e lentamente, mentre si agita, le
Baccanti corrono via lasciandolo solo. Continua ad agitarsi finché non si
sente la voce di Dioniso fuori scena.

DIÒNISO
Sconvolgi il suolo di questo paese, sisma divino.
Penteo si sveglia all’improvviso, sente la terra tremare. Si guarda attorno,
si alza, reggendosi a stento sulle gambe, e corre fuori dalla reggia.

Buio.








10


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