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(Per)Bacco - pag. 9-12

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Un'anticipazione di (Per)Bacco, l'opera a libretto di A/F che uscirà dal 31 Gennaio 2012. http://www.facebook.com/pages/PerBacco-distruzione-come-ri-creazione/232924600120089
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  • Name: Andrea Fagiolari
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PAUSA
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Gli mettevano assurde corone fatte di ramoscelli d'uva
ALLEGRO CON BRIO
incastrate tra le ciocche. Eppure qualcosa turbava il Dittatore.
Cuore cuore, tu ti consoli di queste attenzioni, si direbbe quasi
Le idee mi hanno allevato come mamme, pronte a soddisfare i
che tutto questo servire ti piaccia, e che addirittura ti rallegri!
capricci di un giovane dittatore.

- E che dire delle vesti color porpora ed oro, come gli do-
Mi sono lasciato coccolare dalle loro mani, e ne ho provato or-
nano! come gli donano! guardate come gli donano! - dicevano.
rore.

I baci delicati sulle guance e i massaggi sulla pelle li-
C'erano in ogni caso delle gravi decisioni da prendere, di tanto
scia, le unghie delle loro mani curate che sfioravano la schiena,
in tanto.
e i capelli profumati che strofinavano le tempie. Oh! quali me-
- Desidera che il the sia bollente o lo preferisce tiepido?
ravigliosi e terribili sedativi per il Dittatore. Lui lasciava an-

Le pareti della stanza erano pregne di un profumo cosi
dare. Bene cosi. Un urlo rivoluzionario gli cresceva da dentro.
dolce! e le mamme provvedevano a cambiarlo al tramonto del di.
Ascoltarlo, certo, o non ascoltarlo. Indifferente a tali questioni
Il Dittatore lasciava andare. Nulla preferiva in particolare, tutto
chiudeva le orecchie per non sentire. Niente domande. Oh! Che
era gradito.
fatica vivere cosi! che fatica insostenibile. E che serenita! che
- Senza zucchero? Due zollette? Cinque?
pace dei sensi.

Il Dittatore lasciava andare, non rispondeva.

- Poi quando dorme e un angelo! Un angelo! Pacifico,
Il suo letto era una culla piena di cuscini; non cuscini comuni,
non trovate? Ha la grazia dell'angelo! dell'angelo!
ma enormi, e che odoravano di violette, e di incenso, e di gelso-

- Vi ammazzo tutte, - apri gli occhi il Dittatore, - Ora, la
mini, e di rosa. Quale impresa per il giorno?
prima che parla.

- Ci sarebbe, mio caro, se vuoi, una deliziosa passeggia-

- Non dire sciocchezze, mio caro, fai paura quando
ta sul lago che ci hai promesso da cosi tanto... tempo.
le dici, - disse Mamma Liberta, - Solo un attimo, poi non piu.

Il Dittatore lasciava andare. Si faceva trascinare, come
Quando guardiamo i tuoi begli occhi limpidi e veritieri sappia-
in balia di quelle che erano le sue balie. Il viale dei tigli in au-
mo che stai solo giocando, e allora non abbiamo piu paura.
tunno, e il venticello non piu caldo, i prati di girasoli rivolti ver-

Perche ucciderla? Mantenere la parola data e una beffa
so est: un laghetto artificiale sulla cui riva le mamme avevano
alla parola che deve ancora essere detta. Ogni grande Dittatore
gia provveduto ad allestire sdraie, ombrelloni, cuscini e ceste
che si rispetti lo sa. Era il suo caso? Poco importa.
ricolme di frutta.
Il Dittatore si accomodo su una sedia in ferro battuto lasciando
Il suo tempo libero, interamente occupato di complimenti.
cadere la veste color porpora ed oro.
- Che profilo greco! - dicevano le mamme in coro.

- Sciocchina!... - disse, - Come puo la tua testolina pen-
- Che lineamenti dolci! - dicevano.
sare che i miei giochi siano meno seri di un discorso serio?

Le loro mani gli offrivano fragole e dolci carezze sul viso.

- Oh! ma caro. Quello che intendo dire e che ci sono
- I capelli sono cosi morbidi e ricci e la sua bocca rossa come il
cose piu urgenti di cui occuparsi e con cui occupare i tuoi gio-
vino! - dicevano.
chi e il tuo divertimento, - disse Mamma Liberta.

Lo sdraiavano sull'erba fresca, le loro gambe diventava-

Il Dittatore guardo una nuvoletta; guardo il sole; si cor-
no un cuscino morbido e il Dittatore ci si accasciava, lasciava
ruccio guardando il lago.
andare. Chiudeva gli occhi e fingeva di dormire. Cercava di ri-

- Di cosa, io! dovrei occuparmi? - grido. Si alzo. Il suo
cordare qualcosa, tornare indietro con la memoria: ma niente, i
pugno cadde inavvertitamente sul tavolo: questa cosa preoc-
suoi ricordi erano vuoti e colorati. Come si era ritrovato li? Non
cupo le altre mamme, ma non Mamma Liberta. Poi il Dittatore
sapeva. Rosso fuoco, blu oceano e verde pisello.
coccolo il pugno che si era tanto fatto male. "Ahi," penso. "Non
- Il suo portamento e gia regale e il suo sguardo buono, pacifico!
fa poi tanto male."
non trovate? - dicevano.

- Un rivoluzionario in paese vuole prendere il tuo posto,
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mio caro e dolce figlio. Il tuo trono e in pericolo, - disse Mamma
Liberta.

- Che se lo prendino!
Scosso dalla grave notizia, sconvolto dal pericolo imminente, il
Dittatore si sdraio sul prato in riva al lago, sbadigliando. Immer-
se i piedi in acqua, strappo un filo d'erba e se lo mise in bocca.
Comincio a fischiettare.

Le mamme si guardarono e si riguardarono, nessuna
esclusa. Poi si guardarono ancora. Guardando bene, si erano
accorte che nessuna di loro aveva cambiato espressione, e tro-
varono la cosa molto buffa.

- Liberta, Liberta, - disse infine il Dittatore con un tono
di voce insolitamente lagnoso, - Di tutte le mamme tu sei quella
che piu mi vizia e mi coccola; e sai di essere quella da cui piu
mi piace essere coccolato e viziato. Le tue lusinghe sanno di
miele, e io da orso quale sono ne vado ghiotto. Difficilmente rie-
sco a resistere alle tentazioni della tua voce leggera. E piacevole
ogni parola che dici, anche quelle piu brute e volgari. Niente ti e
sgraziato nei gesti. Solo vederti mi basta per giudicarti la donna
piu bella, e non mi interessa affatto conoscerti: le tue premure
sono cosi attente e presenti che mi impediscono di avvicinarmi
a te in intimita, e quindi anche volendo non potrei. Ma questo
non m'importa. Io sorvolo! Sorvolo! Chiudo gli occhi davanti
a cio che piu di te mi fa paura. Il mio non conoscerti. Pur di
averti accanto sarei disposto a incatenarti a me, a costringermi
a vivere insieme a te. Per sempre! Per sempre sentire il profumo
nauseabondo dei tuoi capelli sfiorarmi la bocca.

Il Dittatore si spoglio e si tuffo in acqua, poi torno a riva
e continuo.
- Eppure, Liberta, io ti vedo qui con me. Sei sdraiata, calma. Hai
un grappolo d'uva rossa tra le mani e mangi un chicco alla volta,
con una serenita!... e ogni volta che mangi un chicco, uno lo dai
a me. E mentre prepari una collana di margherite e mi metti in
bocca un altro chicco d'uva, mi capita di fare pensieri tra me e
me, pensieri che non mi piacciono! E non capisco se tu mi dica
il vero o se invece ti prendi gioco di me, come con un bambino.
Non capisco se il tuo miele e un'esca, e se la tua grazia una sire-
na; la tua voce mi si confonde con un fumogeno soporifero, e il
tuo profumo mi sembra una trappola mortale. Quindi finalmen-
te ti guardo e maledico me stesso! per aver detto chissa quando
di volerti per sempre al mio fianco, - disse il Dittatore.
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