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Rapporto Censis

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Ultimo Rapporto del Censis su come cambiano i comportamenti e i valori degli italiani.
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M A R T E D i 2 8 G I U G N O 2 0 1 1

INDICE
1. I meccanismi del disagio antropologico
1

2. Figure infrante
4
2.1. Il padre ludico e i no che aiutano a crescere
4
2.2. Gli insegnanti e la riscoperta della relazionalita
8
2.3. Sacerdoti al tempo del soggettivismo etico
12

3. La crisi dei miti del soggettivismo
16
3.1. Segnali di stanchezza
16
3.2. Una piu blanda traiettoria del consumo
17
3.3. Aspettative non piu crescenti
22

4 MARTEDi 28 GIUGNO 2011

I miti che non funzionano piu


1.
I MECCANISMI DEL DISAGIO ANTROPOLOGICO
Il Padre, l'Insegnante, il Sacerdote sono tre figure archetipiche la cui crisi e
parte integrante del disagio antropologico della nostra societa; figure
idealmente forti, di riferimento, incarnazione della Legge, si dimostrano
oggi sin troppo umane nelle loro fragilita.
Interpretare la fenomenologia di questa crisi vuol dire sia scavare fino alle
cause dell'attuale disagio antropologico ancorandolo alle sue radici
profonde nel lungo ciclo sociale della soggettivita, che provare a capire cosa
resta di quelle figure
, chi e come svolgera le loro funzioni e, pertanto, come
si uscira dall'attuale condizione.
E' un ragionamento sul futuro che muove dalla nostra storia passata e
recente, tanto piu che di fronte al quotidiano manifestarsi delle tante
psicopatologie legate al disagio antropologico torna forte la tentazione di
soluzioni semplificatorie, come se fosse possibile restaurare con un puro
atto di volonta, magari per editto dall'alto o con progettazione culturale
mirata, un presunto ordine perduto e con esso l'autorita e la funzione delle
figure che lo dovrebbero incarnare.
L'autorita, il prestigio, il ruolo infranto di quelle figure e il rovescio
dell'esito del trionfo della soggettivita, dell'io che decide, il soggetto che si
impone in ogni ambito sociale e nel farlo erode legami, appartenenza,
socialita, e infrange norme, regole, tutto cio che ne limita la potenza in atto.
Siamo, in sostanza, alle prese con il portato della lunga deriva del
soggettivismo, il cui ciclo politico mostra stanchezza evidente, ma di cui e
indispensabile scrutare lo stato di avanzamento del ciclo sociale, verificando
l'eventuale stanchezza dei valori portanti.
Negli anni settanta Pier Paolo Pasolini parlo di mutazione antropologica
riassumendo in una formula altamente evocativa gli esiti della prima fase
dell'onda lunga del soggettivismo, quella del miracolo economico e del
primo benessere, fissando a livello culturale e antropologico il senso
profondo dell'imborghesimento come processo socioeconomico centrato
sulla corsa ai consumi.
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I miti che non funzionano piu
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Mentre il benessere entrava rapidamente nelle case e l'abbondanza si
installava nel cuore della societa italiana, Pasolini fissava l'occhio critico
sull'apocalisse culturale, su come i valori del consumo di massa, della
soggettivita dispiegata spazzassero via un preesistente sistema di valori e
relazioni.
Il nostro sguardo si posa su quella deriva sociale quasi quattro decenni dopo,
consapevoli ormai che le tante forme del disagio hanno una origine
antropologica, e che la stessa crisi delle figure di riferimento si inscrive
nella conta dei miti infranti dal trionfo della soggettivita.
Oggi l'onda lunga della soggettivita mostra una certa stanchezza, un
depotenziamento quasi fisiologico dopo la lunga cavalcata; si pensi al
consumo nella realta attuale di appagamento delle psicologie individuali per
effetto della soddisfazione piena di desideri un tempo cosi importanti (casa,
viaggi, formazione, vacanze, tempo libero ecc.), e di primato dell'offerta
che quasi impone il godimento effimero di oggetti e relazioni spesso
nemmeno desiderate; ebbene, in tale contesto, la moltiplicazione di beni e
servizi posseduti e meno appagante anche nella percezione collettiva, cosi
come e meno intensa la forza d'attrazione del meccanismo dell'accesso
senza limiti, quella massificazione del godimento immediato senza vincoli e
autoreferenziale, funzionale di fatto alla riproduzione allargata del sistema
di offerta.
E una certa stanchezza verso i valori della soggettivita emerge anche dalla
fuga in atto dall'imprenditorialita, dalla minore attrazione dell'idea "mai
sotto padrone
", nonche dalla convinzione che la linea crescente del
benessere si e interrotta, e che nel passaggio di testimone tra le generazioni
si avra, nella migliore delle ipotesi, uno stallo del livello di benessere.
Ad avere aspettative crescenti sono i nuovi italiani, gli immigrati, mentre
per gli italiani prevale come logica di vita il qui e subito, perche il futuro
genera incertezza, preoccupazione, non certo energia per fronteggiare sfide.
E tutto questo mentre il soggetto fluttua nel vuoto perche nel suo
conformarsi alla corsa al godimento immediato, ha spazzato via riferimenti,
miti, limiti e regole.
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E allora, pensando alle figure di riferimento, chi e come ne esercitera la
funzione di trasmissione della legge, delle regole, anche del senso della
misura, evitando di cadere nella retorica della restaurazione verticale,
d'imperio?
L'uscita non potra che essere in orizzontale, dentro la dinamica dei processi
spontanei che coinvolgono le figure nella loro materialita, a partire da quella
logica di testimonianza, di presidio, di idea e pratica dell'esserci che
significa esercizio della responsabilita; esserci come incarnazione delle
funzioni paterne, di insegnante o di sacerdote, sia pure con tutta la finitezza
del loro concreto esercizio quotidiano.
Del resto non e un caso che, oltre le luci intermittenti ed effimere
dell'attenzione mediatica, tra i presidi sociali piu importanti, tanto piu nei
luoghi di frontiera del disagio antropologico, ci sono sicuramente anche
padri, insegnanti e sacerdoti; per questo il loro quotidiano esercizio delle
funzioni per quanto asimmetrico rispetto alla versione ideale e il punto di
partenza per cercare le risposte.
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I miti che non funzionano piu
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2.
FIGURE INFRANTE
2.1. Il padre ludico e i no che aiutano a crescere
La famiglia e il luogo d'elezione del disagio antropologico, se non altro
perche di fronte alle manifestazioni delle psicopatologie viene chiamata
sistematicamente in causa, come microclima ideale di generazione di esse.
Cosi il discorso pubblico sulle famiglie oscilla tra attestati di stima, annunci
di generosi aiuti mai arrivati, e colpevolizzazione rabbiosa di fronte agli
eventi, spesso i piu efferati, della cronaca quotidiana.
Socialmente oggi la famiglia si connota soprattutto per le sue funzioni
pratiche, da quelle di care per i membri piu fragili, a quella di assistenza per
i membri a reddito intermittente, a quelle di investimento per la formazione
per i piu giovani: ed e un approccio funzionalista quello che oggi prevale
nelle relazioni intrafamiliari e nelle relazioni degli organismi istituzionali e
sociali con la famiglia.
Essa ha subito gli impatti dell'onda soggettiva: oggi infatti la famiglia e
sempre meno quella standard dalle caratteristiche e dai ruoli definiti. Dentro
questa evidente riarticolazione strutturale e funzionale, occorre collocare e
interpretare l'evaporazione del Padre, formula che esprime in modo
paradigmatico la crisi di questa figura di riferimento.
Da un'indagine realizzata dal Censis emerge che oltre il 39% degli italiani
pensa che il padre non rappresenta nelle famiglie e nel rapporto con i figli
l'autorita, il senso del limite, le regole
; la quota sale al 42% tra le donne (tra
i maschi e al 36,5%), al 46% circa tra gli anziani, al 46% tra i residenti nelle
citta con oltre 250 mila abitanti e al 44,5% tra i laureati
(tab. 1). Anche tra chi vive in coppia con figli la quota di coloro che
pensano che il padre non riesce ad esercitare la sua funzione canonica di
incarnazione di regole e limiti e comunque superiore ad un terzo degli
intervistati.
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Tab. 1 - Persone che pensano che la figura del padre non rappresenta in famiglia, nel
rapporto con i figli, l'autorita, il senso del limite e delle regole (val. %)




Val. %




Residenti nei comuni con piu di 250 mila abitanti
46,0
Anziani
45,7
Laureati
44,5
Imprenditori
44,0
Residenti al Sud-isole
42,7
Donne
41,8
Maschi
36,5


Totale
39,3



Fonte: indagine Censis, 2011

E' la certificazione di una deriva patologica, pienamente avvertita nella
psicanalisi e nel vissuto di tante famiglie, ma che ormai e diventata opinione
diffusa, radicata, senso comune. Solo un residuale 17% di italiani ritiene che
il padre rappresenta molto (quindi intensamente) il senso delle regole, del
limite, l'autorita nelle famiglie.
E' evidente che il mito infranto del padre come figura di riferimento che
incarna la legge, il limite, le regole e coesistente e parte integrante dello
sviluppo sfrenato delle pulsione soggettive, delle tante fenomenologie
psicopatologiche descritte nei precedenti testi del Mese del sociale 2011, e
del trionfo della merce come oggetto del godimento immediato che
dimentica ogni esperienza del limite.
Percio e importante capire cosa sia successo al padre reale sotto gli impulsi
dei mutamenti strutturali e culturali delle famiglie e, piu in generale, dei
rapporti di genere, della piu generale evoluzione della condizione
femminile. Dai dati emerge che l'evaporazione del Padre ha coinciso con
una maggiore presenza nelle attivita familiari dei padri reali.
Infatti, quasi l'84% (era meno del 78% nel 1989) dei maschi in coppia con
donne occupate di eta compresa tra 25 e 44 anni
e coinvolto nel lavoro
familiare e, in venti anni dal 1989 al 2009, il tempo dedicato al lavoro
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familiare da parte dei maschi in queste coppie e aumentato da due ore al
giorno a 2 ore e 23 minuti al giorno, che significa quasi due giornate
lavorative
a settimana (tav. 1).

Tav. 1 - La ludicizzazione dei rapporti padre-figli (val. %)


- l'84% dei padri (il 78% nel 1989) e coinvolto nel lavoro familiare per una media di
2,23 ore al giorno (2 ore nel 1989) pari a circa 2 giornate lavorative a settimana

- Il 55% dei padri (il 42% nel 1989) dedica 1 ora e 24 minuti al giorno di media alle
attivita di cura dei figli, che consistono per la gran parte di attivita ludiche, nel leggere
o parlare con i bambini, ecc.

- Del tempo totale dedicato ai figli dai padri il 44% e per le attivita ludiche; la madre
dedica alle attivita ludiche il 28% del suo tempo totale (oltre il 61% e dedicato a
sorveglianza, cure fisiche, ecc.)

- Le attivita ludiche sono le uniche di rapporto con i figli in cui il tempo dedicato dal
padre e maggiore di quello dedicato dalla madre (indice di asimmetria pari al 41%)


Fonte: elaborazione Censis su dati Istat

La maggior parte del tempo incrementato per attivita familiari e concentrato
sulle attivita di cura dei bambini alle quali si dedica oltre il 55% dei padri in
queste coppie per un tempo quotidiano di 1 ora e 24 minuti, mentre venti
anni fa vi si dedicava il 42% dei padri per un tempo di oltre 15 minuti
inferiore.
E' pertanto cresciuta la quota di padri che si dedica ai figli ed e cresciuto il
tempo che essi vi dedicano; il dato ancora piu significativo e che questo
tempo e riempito sostanzialmente da attivita ludiche le quali, non a caso,
sono le uniche in cui l'impegno dei padri e superiore a quello delle madri.
Infatti, solo per il gioco con i bambini l'indice di asimmetria, inteso come
quota di tempo dedicato dalle madri sul totale del tempo dedicato dai
genitori in una famiglia ad un'attivita, risulta inferiore al 50%, addirittura
poco sopra il 40%.
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Nella distribuzione del tempo dedicato ai figli emerge che i padri dedicano
oltre il 44% del tempo totale per i bambini a giocare con loro, mentre per le
madri la loro quota di tempo per queste attivita e pari a poco piu del 18%.
Le madri sono invece molto piu esposte nelle attivita di sorveglianza e cura
fisica e nell'aiutare i bambini a fare i compiti, cosa che coinvolge oltre il
19% delle mamme e poco meno del 5% dei padri.
Il fenomeno e pertanto evidente e va sottolineato: il padre reale in questi
anni e stato piu presente nelle attivita familiari, e questa presenza ha
coinciso con la ludicizzazione del rapporto padre-figli; nel mentre il Padre
come figura archetipa di riferimento evaporava anche nella coscienza
collettiva, il padre reale ha cercato una specifica collocazione nella
dinamica delle relazioni familiari attraverso le attivita di gioco con i propri
figli.
Si tratta di capire che nesso si e instaurato e, ancor piu, quale potra
instaurarsi tra l'intensificazione ludica dei rapporti padre-figli e la dinamica
della perdita di autorita, della incapacita/impossibilita di essere
l'incarnazione del limite, della legge, di operare come principale fonte dei
no che aiutano o dovrebbero aiutare a crescere.
Il dibattito pedagogico sul ruolo del gioco, sulle sue potenzialita non puo
non prendere atto di questa dinamica sociale evidente, sulla cui
interrelazione occorre riflettere: il padre ludico e forse troppo umano e
vicino per rispondere a quell'evidente criticita che e l'educazione alle
regole, al limite, alla legge, in sostanza alla trasmissione della scoperta del
desiderio? Oppure e la forma concreta che assume la testimonianza, la
capacita di esserci comunque, di provare ad esercitare una funzione di
riferimento nelle modalita diverse, nuove, originali che sono possibili?
E' questo il cuore del problema, perche e ormai un mito infranto il padre
fonte di legge, che la impone ed e pronto al conflitto per farlo; del resto, non
e certo il conflitto il clima prevalente delle relazioni intrafamiliari e
generazionali a livello sociale, semmai l'estraneita e un certo opportunismo,
ed e questo il contesto con cui devono misurarsi nell'esercizio delle loro
funzioni i padri reali.
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2.2. Gli insegnanti e la riscoperta della relazionalita
Non c'e professione che negli ultimi anni sia stata al centro delle dispute piu
degli insegnanti; del resto, se 4 italiani su 10 pensano che i propri figli
andranno a studiare all'estero (7 su 10 tra gli attuali 18 e 29enni), e chiaro
che il ruolo degli insegnanti, cosi come quello della scuola, e fortemente in
discussione.
Molto si parla delle dinamiche strutturali legate all'istruzione e alla
formazione, e c'e un discorso pubblico che insiste retoricamente sul ruolo
della scuola rispetto allo sviluppo tanto che, dopo l'impresa, proprio la
scuola viene indicata dagli italiani come il driver sul quale investire per
accrescere la competitivita del Paese.
La realta e che il quadro strutturale dell'offerta di questi anni e fortemente
marcato dalla doppia dialettica del downsizing e dell'intasamento: meno
risorse, meno scuole, meno classi, meno insegnanti per poi avere aule,
laboratori, scuole e quindi insegnanti di fatto intasati di studenti.
Se in altra epoca si e puntato tutto sull'ampliamento quantitativo
dell'accesso all'istruzione, con l'effetto indiretto di ampliare a dismisura
tutti i parametri dell'offerta a scapito della qualita, oggi si assiste ad un
accelerato ridimensionamento dell'offerta di istruzione, non affiancato da
segnali di conquista di nuova qualita.
Riguardo agli insegnanti, comunque, e certa e non da oggi, la perdita di
ruolo, di status, di prestigio, l'erosione del ruolo sociale di riferimento che
consente di collocarli a pieno titolo tra i miti infranti. La loro crisi e
strettamente connessa a quella della trasmissione dei saperi, delle
competenze e, piu ancora, dei valori.
Esiste ampia condivisione sociale sulla crisi dell'insegnante come figura di
riferimento, in primo luogo tra gli insegnanti stessi se e vero che il 50%
circa degli insegnanti della secondaria di II grado non rifarebbe la stessa
scelta professionale e nelle scuole di ogni ordine la percentuale rimane
superiore ad un terzo (tav. 2).
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