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Reportage: a caccia di tartarughe nel Madagascar

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Reportage: a caccia di tartarughe nel Madagascar
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by A on March 17th, 2010 at 04:42 am
Reportage: a caccia di tartarughe nel Madagascar
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Finalmente, dopo una lunga attesa, il 23 ottobre 09, un piccolo gruppo, assortito e affiatato,

con in spalla zainetto brand “TARTA CLUB ITALIA”, è partito alla volta del Madagascar con
l’obiettivo di scoprire la meravigliosa natura dell’ “Isola Rossa” e soprattutto ammirare alcuni degli

abitanti più antichi di questa terra ovvero le tartarughe. Nel corso dell’intenso viaggio durato 16
giorni, sono state tante le tappe e i luoghi che ci hanno lasciato a bocca aperta per lo spettacolo
naturale che offrivano, costituito da una flora e una fauna ricca di tantissime specie endemiche
grazie all’isolamento evolutivo avvenuto in seguito al distacco, ben 165 milioni di anni fa, dal resto
del continente africano. La prima tappa del viaggio, dopo un inevitabile passaggio per la capitale
Antananarivo(o Tana) è stata Mahajanga (chiamata anche città dei fiori), città nord occidentale
situata alla foce del fiume Betsiboka, dove abbiamo avuto i primi incontri con i lemuri Sifaka
(foto3) durante una divertente escursione a bordo dei quad (foto4) attraverso percorsi sabbiosi




nella foresta. Ma il vero momento topico del viaggio è stato la visita al Durrel Wildlife
Conservation Trust presso il Parco Nazionale di Ankarafantsika a circa 120 Km da Mahajanga.
Oltre alle otto specie di lemuri (come il lemure donnola, il sifaka di Coquerel e il microcebo
murino) e alle 129 specie di uccelli, il Parco ospita un centro per l'allevamento di 4 specie di
tartarughe a rischio di estinzione, la testuggine dalla coda piatta (foto 5, Pyxis planicauda),







la rarissima “ANGONOKA” o testuggine dal vomere (foto dalla 8 alla 21, Astrochelys yniphora),





























la più comune Astrochelys radiata(foto22) chiamata dai malgasci “SOKAKE”

e l'unica tartaruga endemica d’acqua dolce del Madagascar, la podocnemide del Madagascar
(foto23 e 24, Erymnochelys madagascariensis).



Di quest’ultima, inserita nel “RED BOOK” della IUCN tra le 25 specie a maggior rischio di
estinzione, sono allevati diversi esemplari con un ottimo risultato riproduttivo. Interessante e
curiosa scoperta è stata sapere che vengono alimentate, oltre che con pesce, lumache, frutta e
verdura, anche con i tuberi di manioca, una pianta diffusissima nell’isola e coltivata a scopo
alimentare. Presso il Durrel sono attivi progetti di recupero per queste testuggini e senz’altro il più
delicato e difficile è il “Project Angonoka”. Il Centro ospita, attualmente, circa 200 esemplari di
Astrochelys yniphora e altri 40 sono stati già reintrodotti recentemente nel loro habitat originario
nei dintorni di Soalala nel Parco Nazionale “Baie de Baly” a sud-ovest di Mahajanga(la prima
nascita risale al 1987!!). L’incubazione delle uova è del tutto ancora naturale(ben 12 mesi) e non
vengono utilizzate incubatrici. La percentuale di schiusa è sul 60%. Bellissimo ed emozionante
poter vedere dal vivo due maschi(foto 10 e 11), di dimensioni notevoli, impegnati nella lotta
utilizzando la protuberanza degli scuti gulari (foto17, da cui l’appellativo “testuggine dal vomere”).
Per potersi accoppiare, infatti, il maschio deve prima eccitarsi lottando con altri maschi utilizzando
proprio la protuberanza degli scuti gulari come uncino per far presa sotto il carapace del rivale. Se
non ci sono rivali disponibili alla lotta, cosa che avviene sempre più spesso in natura a causa della
diminuzione degli esemplari, il maschio non si accoppia, mettendo in pericolo la continuità della
specie. Obiettivo della visita al Parco è stato anche verificare la possibilità di instaurare un rapporto
di collaborazione orientato a migliorare le attività di recupero, allevamento e riproduzione del
“Progetto Angonoka”. Il Tarta Club Italia, infatti, si è impegnato ad aiutare il centro anche con
l’aiuto dei soci; ci è stata consegnata una lista di attrezzature utili come PC portatili, bilance di
precisione, microscopio elettronico, endoscopio, tende da campeggio, torce tascabili e soprattutto
un sistema di allarme. E’ molto alto, infatti, il rischio di furti delle A. yniphora, come già avvenuto
alcuni anni fa da parte di alcuni uomini che, forse su commissione, trafugarono una settantina di
esemplari che sul mercato nero valgono svariate decine di migliaia di euro. Il Madagascar resta un
paese molto povero e trovare questo tipo di manodopera è molto facile considerando anche il
bassissimo livello d’istruzione della popolazione. Alcuni giorni dopo la visita al centro Durrel,
siamo stati ricevuti, ad Antananarivo, dal presidente del Durrel per il Madagascar. Durante la
chiacchierata è emerso che il problema principale, oltre a quello della distruzione dell’habitat, per le
tartarughe malgasce, è quello del bracconaggio. Anche le A. radiata, infatti, fino pochi anni fa
erano molto numerose nelle zone aride del sud del Madagascar con una densità anche piuttosto alta.
Attualmente, purtroppo, la loro presenza in natura è rarissima a causa dei continui prelievi illegali in
natura. La destinazione principale di questi animali sono i mercati asiatici dove non esistono leggi
per la loro tutela. Ben lieto della nostra visita, e felicissimo dell’impegno di cui il Tarta Club Italia
si è fatto carico, il presidente del Durrel ci ha anche informato della imminente creazione di un
secondo Centro dedicato alla quarantena delle angonoka sequestrate e recuperate per sfruttare al
massimo il basso numero di esemplari ormai esistenti (si stima che in natura ce ne siano meno di
400). Tornati ad Antananarivo e lasciate queste stupende creature, si riparte per il tour, lungo la
Route Nazionale 7, della durata di sei giorni che ci condurrà attraverso una serie di tappe intermedie
caratterizzate da visite a bellissimi parchi e ad Ifaty, nel sud del Madagascar, per la visita al parco

delle tartarughe “SOKAKE”. Questa è la regione più arida di tutta l’isola con temperature elevate e
precipitazioni scarsissime.
Poco prima di Tulear (che dista 30 Km da Ifaty) ci fermiamo per una visita ad un grazioso parco
(Arboretum) che ospita tante piante endemiche del sud, dove vediamo anche il piccolo lemure

Microcebus murinus (foto 25)

e anche qui c’è una piacevole sorpresa: un bel recinto con tante stupende A. radiata (foto26) giusto
come “antipasto” della scorpacciata che ci faremo il giorno successivo al Sokake.


A Ifaty alloggiamo in un resort a ridosso di una incantevole spiaggia poco distante dalla famosa
foresta spinosa caratterizzata dalle presenza di una moltitudine di specie vegetali per lo più
endemiche che hanno sviluppato meccanismi di adattamento a lunghi periodi di siccità tra cui
diverse specie di Baobab(foto 27 e 28).






Nel bel mezzo di questa foresta sorge il Parco “Sokake”. Questo è, infatti, l’habitat naturale di due
specie di tartarughe: la Pyxis Aracnoides(foto 29) e l’ Astrochelys radiata(foto 30).





La prima è chiamata dai locali Kapidolo, o tartaruga fantasma, in quanto la si rinviene spesso vicino
i luoghi di sepoltura delle tribù locali. E’ una specie difficile da osservare e studiare allo stato
naturale per via delle piccole dimensioni ( 15/16 cm) e dalle abitudini legate al clima estremo che
induce questi animali ad essere attivi solo durante la stagione delle piogge; è quindi, indispensabile,
per il futuro di questa specie, l’allevamento in un centro specializzato in loco. Qui sono allevate e
riprodotte con successo sia le tre sottospecie geografiche di Pixys: P. arachnoides
arachnoides(foto31 e 32) , P. arachnoides brygooi (foto 33,34,35e36) P.arachnoides
oblonga(foto37 e 38 )
sia le A. radiata di cui il Parco dispone di numerosi esemplari di cui alcuni
sono animali confiscati.


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