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Riassunto Psicologia Atteggiamenti - Cavazza

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Psicologia Atteggiamenti Cavazza
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Psicologia degli atteggiamenti e delle opinioni - Cavazza
Capitolo 1 - Che cosa sono gli atteggiamenti
La prima volta che si utilizza il concetto di atteggiamenti avviene nel o studio di Thomas e Znaniecki sui
contadini polacchi.
Allport: stato mentale di prontezza, organizzato attraverso l'esperienza, che esercita una influenza direttiva sul a
risposta del 'individuo nei confronti di un oggetto o di una situazione.
McGuire: 3 stadi di evoluzione sul o studio degli atteggiamenti:
1. anni '20-'30: tecniche di misurazione degli atteggiamenti (continuum tra sfavorevole/favorevole). 3 processi
poi cambiano la situazione:
a. i termini non diventano univoci e condivisi
b. la potenzialita del a ricerca finisce con l'asservire il mercato
c. la quantificazione degenera e rende sempre piu difficile il confronto fra gli atteggiamenti
2. anni '40-'50: sviluppo dei mezzi di comunicazione di massa:
a. stile convergente: metodo induttivo, da piu fenomeni si ricavano teorie
b. stile divergente: metodo deduttivo, si applica una teoria a piu fenomeni
3. '65-'75: social cognition, studio degli atteggiamenti come struttura cognitiva.
Tre ragioni di successo per lo studio degli atteggiamenti:
1. gli atteggiamenti costituiscono l'apoteosi del a cognizione sociale, in quanto costrutto non osservabile ma
appreso e modificato in un dato contesto
2. gli atteggiamenti espressi tramite questionari danno informazioni per le teorie psicosociali del
comportamento
3. sul piano politico gli atteggiamenti costituiscono una applicazione
At
teggiamenti v s. opinione
1. livel o di manifestazione del a risposta: le opinioni sono risposte verbali, gli atteggiamenti sono risposte
implicite sottese al e opinioni
2. dimensione affettiva/emotiva: l'atteggiamenti e basato sul e emozioni, l'opinione e basata su credenze di
ordine cognitivo
3. atteggiamenti come orientamento permanente di risposta ad una classe di stimoli, opinione come risposta
contestualizzata.
Non e fisso il rapporto fra atteggiamenti ed opinioni, si hanno opinioni su fatti sconosciuti, possono non esser
coerenti con gli atteggiamenti e sono soggette a pressioni sociali e ad influenze del contesto.
At
teggiamenti v s. preferenze
La prima conoscenza del mondo e su base emotiva. La dimensione affettiva accompagna il pensiero ma non
viceversa
Gli atteggiamenti sono cognizioni?
Model o aspettativa-valore di Fishbein e Ajzen. Secondo questo model o l'atteggiamenti e la sintesi del e credenze
su un oggetto. La credenza e la probabilita soggettiva che l'oggetto abbia un dato attributo.
A= (aspettativa * valore)

L'atteggiamento si crea appena si hanno credenze accessibili (soggette quindi a variazioni a seconda del
contesto).
Multicomponenti
Atteggiamenti come valutazione complessiva di un oggetto: componente cognitiva, componente
affettiva/emozionale; componente comportamentale (model o tripartito degli atteggiamenti).
At
teggiamenti v s. valori
I valori sono obiettivi astratti che le persone assumono come linee guida, sono prescrittivi e fungono da standard
di riferimento.

Capitolo 2 - Struttura e funzioni degli atteggiamenti
L'uomo fa esperienza del mondo fin dal a nascita attraverso le emozioni. La formazione vera e propria degli
atteggiamenti avviene tramite:
*
Esperienza diretta con l'oggetto: il contatto diretto con l'oggetto permette di raccogliere informazioni,
formarsi credenze e dare valutazioni in modo da influire sul 'atteggiamento. Alcuni autori (Ajzen e
Fishbein) affermano che l'atteggiamento si basa su piu credenze, mentre altri (McGuire) affermano che ne
basta una prevalente. L'esperienza diretta ci porta anche a fare confronti, a categorizzazioni e
generalizzazioni. In realta possiamo avere emozioni riguardo l'oggetto anche con pochissime informazioni,
tramite la mera esposizione, ossia l'esito del a sola percezione visiva. La mera esposizione, ripetuta nel
tempo, e condizione sufficiente per provare un atteggiamento piu favorevole verso l'oggetto. Quanto piu
sono numerose le esposizioni tanto piu sara favorevole il giudizio (secondo la teoria che la reazione di
paura diminuisce con le esposizioni al o stimolo). Le caratteristiche del fenomeno sono:
Caratteristiche del o stimolo: l'atteggiamento diventa polarizzato in tutti i casi tranne nei disegni,
l'effetto e maggiore nei casi di stimoli complessi.
Presentazione degli stimoli: sequenze eterogenee di stimoli sono piu efficaci di quel e omogenee. La
durata inferiore ad un secondo e la piu efficace.
Misurazione del e variabili: ogni misurazione ha permesso di evidenziare in modo significativo l'influenza
del a frequenza di esposizione
Variabili relative agli individui: i bambini reagiscono in maniera inversa (piu stimolo piu giudizio
negativo).
Esiste tuttavia sempre un punto di noia. Altra condizione affinche abbia effetto la mera esposizione e
che lo stimolo sia inizialmente positivo o almeno neutro. Anche il contesto influisce sul a risposta
(condizionamento valutativo). Quando lo stimolo neutro si presenta insieme ad uno connotato
(positivam o negativam) facilita il trasferimento del a connotazione sul o stimolo neutro.
*
Osservazione della esperienza altrui con l'oggetto: possiamo formare un atteggiamento anche
osservando il comportamento altrui, per imitazione. Secondo la teoria del 'autopercezione i soggetti
arrivano a conoscere i propri atteggiamenti e i propri stati interiori inferendoli dal 'osservazione di quel i
presenti in terze persone.
*
La comunicazione sull'oggetto: costruiamo un atteggiamento quando altri ci parlano del a loro
esperienza. La loro posizione e vista come standard di riferimento in assenza di uno standard oggettivo e
fatto tramite la nostra esperienza.
Alcuni studiosi vedono gli atteggiamenti come qualcosa di utile al e persone, in funzione del 'ottimizzazione del
loro rapporto con l'ambiente (approccio funzionalista: bisogni psicologici soddisfatti dal 'atteggiamento). Smith,
Bruner e White
individuano 3 funzioni:
1. percezione del 'oggetto (object apprasail): l'atteggiamenti e una sintesi del e caratteristiche positive e
negative di un oggetto che serve per orientare le azioni di avvicinamento o al ontanamento nei confronti
di quel 'oggetto
2. adattamento sociale: e la funzione svolta dagli atteggiamenti che si accompagnano al 'identificazione-
distinzione con alcune categorie sociali
3. esternalizzazione: e la funzione che protegge il Se da conflitti interni.
Katz propone una classificazione a 4 tipi:
1. Funzione strumentale, adattiva o utilitaria: gli atteggiamenti sono mezzi per raggiungere gli scopi
desiderati
2. funzione ego-difensiva: proteggono l'individuo da fattori interiori (ad esempio i pregiudizi)
3. funzione di espressione dei valori: gli atteggiamenti espressi dicono che genere di persone siamo e quali
valori possediamo

4. funzione di conoscenza: gli atteggiamenti e le credenze servono a dare senso e significato al mondo
esterno
Fra i vari studi alcune funzioni degli atteggiamenti restano costanti. La piu importante e quel a di semplificare le
interazioni con l'ambiente. Gli atteggiamenti sono poi strumentali (consentono di classificare gli oggetti secondo la
loro potenzialita di promuovere il Se) oppure sono simbolici (legati al 'espressione di una immagine di Se
desiderata). Gli stessi atteggiamenti possono comunque svolgere funzioni diverse in individui diversi e le funzioni
che hanno variano nel tempo. Per Fazio il solo fatto di possedere un atteggiamenti e utile al 'individuo perche lo
aiuta ad orientarsi verso l'oggetto.
La forza di un atteggiamento e una caratteristicha strutturale generale che include diversi aspetti. Patty e
Krosnick
considerano un atteggiamento forte quando ha 2 peculiarita: e durevole (persiste nel tempo sia in
assenza di tentativi volti a modificare l'atteggiamento sia in presenza di questi, resistendovi) e provoca un impatto
(influenza esercitata sui processi di elaborazione del e informazioni e sul comportamento). Gli stessi autori
classificano gli atteggiamenti in 4 classi:
1. estremismo: gli atteggiamenti estremi sono piu forti in quanto sono piu predittivi del comportamento e
piu resistenti al e influenze esterne. Abelson afferma che gli atteggiamenti legati ai temi sociali riguardanti
la propria identita hanno piu probabilita di polarizzarsi. Dal punto di vista cognitivo la frequente ripetizione
di un pensiero o di un comportamento provoca uno spostamento del a posizione individuale verso
l'estremo. Le persone con un atteggiamenti forte di fronte ad informazioni miste tendono ad interpretare i
dati sostenendo il loro atteggiamenti iniziale. La discussione di gruppo fra persone con atteggiamenti
simili provoca polarizzazione, cosi come il confronto fra gruppi (ingroup/outgroup)
2. accessibilita: aspetti che riguardano la struttura cognitiva del a memoria. Quando l'individuo e di fronte
ad oggetti che non hanno un atteggiamenti ne costruisce uno al momento. Nel caso contrario evoca i
vecchi atteggiamenti gia costruiti. L'atteggiamento e tanto piu accessibile quanto piu e automatica la sua
attivazione. Molti fattori concorrono a determinate l'accessibilita di un atteggiamenti, il piu importante e la
frequenza di attivazione nel a memoria del a relativa struttura cognitiva. Influiscono anche le
caratteristiche culturali ed ideologiche. Piu gli atteggiamenti sono accessibili piu assolvono al a funzione di
orientamento del a conoscenza. Un atteggiamenti accessibile attrae l'attenzione verso l'oggetto quando e
presente nel contesto. Gli atteggiamenti accessibili orientano la categorizzazione degli stimoli, orientano la
presa di decisione e potenziano la qualita del a decisione presa. Infine consentono al 'individuo di
mantenere risorse cognitive libere per affrontare altri compiti. L'altra faccia del a medaglia e che l'estrema
accessibilita rende difficile i cambiamenti di atteggiamento.
3. credenze soggettive
4. modalita attraverso le quali l'atteggiamento si e formato
Tradizionalmente gli atteggiamenti sono considerati lungo un continuum tra il favorevole e lo sfavorevole.
Pratkanis afferma pero che taluni atteggiamenti vanno valutati unipolarmente: posizione neutra/posizione
connotata. E la tipologia del 'oggetto e determinare la differenza.
Il livel o di ambivalenza oggi e considerato estremamente importante. Quando durante una classificazione
l'etichetta consente di selezionare un punto ambivalente, questo e selezionato con piu frequenza rispetto ad una
posizione connotata. L'ambivalenza puo essere intracomponente (ambivalenza cognitiva o emotiva) quando
nel 'ambito del o stesso campo si hanno pareri discordanti (la carne fa male ma devo assumere piu proteine:
entrambi cognitivi) oppure puo essere intercomponente, quando si hanno due valutazioni del o stesso piano (la
cioccolata ingrassa ma mi piace: ambito cognitivo ed emotivo). Vi e differenza con la dissonanza cognitiva che si
riferisce invece ad uno stato emotivo negativo che motiva ad una sua rimozione nel breve periodo. L'ambivalenza
invece puo esser mantenuta anche per lunghi periodi. La dissonanza cognitiva inoltre deriva dal rapporto fra un
elemento cognitivo del 'atteggiamento ed un elemento esterno al a struttura attitudinale. L'ambivalenza invece
riguarda unicamente il rapporto fra elementi inclusi nel a stessa struttura attitudinale. Atteggiamenti ambivalenti
assolvono comunque a funzioni diverse. L'alta ambivalenza normalmente si associa a scarsa accessibilita,
moderazione e scarsa certezza: l'atteggiamento dunque non e molto funzionale per l'organizzazione del a
conoscenza. E comunque ritenuto che questi atteggiamenti ambivalenti assolvano anche ad una funzione adattiva
verso l'ambiente esterno. Di fronte ad un messaggio persuasivo le persone ambivalenti tendono a modificare
aspetti legati al a dimensione esplicitata nel messaggio mentre non modificano gli aspetti indiretti. Al contrario le
persone poco ambivalenti tendono a polarizzarsi sugli aspetti espliciti e tendono a modificare le concezioni legate
agli aspetti indiretti. Si ritiene che se un oggetto e ben conosciuto i giudizi che lo riguardano dovrebbero essere
associati a sicurezza ed alta accessibilita.

Capitolo 3 - Come si studiano gli atteggiamenti e le opinioni.
Si da per scontato che lo studio degli atteggiamenti possa avvenire solo tramite quantificazione, anche se le scale
possono essere nominali. La difficolta di misurazione nasce dal 'impossibilita di quantificare direttamente gli
atteggiamenti: essi vanno infatti inferiti da elementi che riteniamo indicatori. Esistono due tradizioni di
misurazione: lo scaling psicofisico (e finalizzato ad individuare le relazioni esistenti fra gli attributi di uno stimolo
fisico, come ad es. il suono, e le sensazioni psicologiche che produce) e lo scaling psicometrico (finalizzato a
quantificare attributi che non hanno un referenti fisico, come ad es. l'intel igenza). Il punteggio degli attributi che
possono caratterizzare il referente costituisce la posizione circa quel 'attributo.
Nel 1928 Thurstone applica la proprieta del o scaling agli atteggiamenti con il suo metodo degli interval i
apparentemente uguali, utilizzato in vero pochissimo. La costruzione del a scala inizia con la raccolta di un gran
numero di affermazioni (item) che esprimono vari gradi di favore/sfavore nei confronti del 'oggetto. L'insieme di
queste affermazioni dovrebbe coprire l'intero continuum tra i due estremi, inclusi i punti neutri. Questi item
vengono poi sottoposti al giudizi di giudici che hanno il compito di col ocarle su un continuum di 11 punti a
prescindere dai propri giudizi. La scala somministrata al e persone generalmente mostra gli item in ordine casuale
e non ordinato, il punteggio finale e ottenuto con la media dei punti scalari degli item. La scoperta del 'imparzialita
dei giudici e al a base del a teoria del giudizio sociale: se gli item riguardano oggetti con una certa rilevanza
sociale l'indipendenza dei giudici non puo essere valida.
Una del e scale piu utilizzate e quel a messa a punto da Likert. Questa raccoglie una serie di affermazioni che
esprimono posizioni favorevoli e sfavorevoli verso un oggetto. Ad ogni item segue un formato di risposta graduata
a 5 o 7 passi che vanno dal "del tutto in disaccordo" a "del tutto in accordo" associandogli un numero dal piu
basso (disaccordo) al piu alto (accordo). La somma o la media dei punteggi costituisce la posizione di quel a
persone verso l'oggetto ed e passibile di confronti con altri individui. Gli item devono permettere di distinguere le
persone per cui e inutile inserirvi affermazioni che tutti sceglierebbero.
Il differenziale semantico proposto da Osgood, Suci e Tannenbaum nel 1957 consiste in una lista di coppie di
aggettivi bipolari separati da 5 o 7 passi presentati in ordine casuale. Rileva la componente emozionale
del 'atteggiamento verso l'oggetto. Il suo vantaggio e che non comporta alcuno sforzo di costruzione.
Sul a base del 'idea che gli atteggiamenti sono costituiti da diverse componenti Esses e Maio propongono di
utilizzare misure semiaperte per rilevare in modo separato la componente emotiva da quel a cognitiva. La tecnica
si compone di 2 momenti di rilevazione. La prima consiste nel richiedere ai partecipanti di esprimere liberamente
quali sono le caratteristiche (componente cognitiva) attribuite al 'oggetto e le emozioni (componente emotiva)
suscitate. Le rispose sono brevi, una parola o una frase. Una volta generate le risposte ogni partecipante le deve
soppesare dandogli un punteggio da -3 a +3, compreso lo 0 come caratteristica neutra. I dati possono dare
origine a diversi indici e possono essere sottoposti sia ad analisi quantitative che ad analisi di contenuto. E infine
possibile ottenere le caratteristiche strutturali del 'atteggiamento. Dato che la domanda posta non e culturalmente
specificata questo strumento e utilizzabile in ricerche trans-culturali.
Ogni scala deve essere attendibile (grado di accordo fra tentativi indipendenti di misurare lo stesso concetto).
Nel a psicologia uno strumento e attendibile quando l'errore di misurazione e minimo. La coerenza interna viene
misurata tramite il coefficiente Alfa di Cronbach, che consente anche di valutare l'opportunita di eliminare uno o
piu item dal a misurazione. Una scala deve anche essere valida (capacita del a scala di misurare proprio quel
particolare atteggiamento che e al centro del 'interesse del a ricerca). I dati che fornisce devono essere coerenti
con altre misure del o stesso costrutto e devono essere facilmente distinguibili dal e misure di altri costrutti. L'uso
del e scale si base quindi su 2 presupposti: che i dati raccolti siano fedeli, cioe rappresentino fedelmente la realta,
che le risposte date da intervistati diversi siano confrontabili.
Esistono due stili di risposta soggettiva (response bias). Il primo fa riferimento al contenuto degli item: le persone
rispondono in modo da comunicare agli altri ed a se stessi una certa immagine di se. Questo comporta risposte in
linea con cio che si pensi e desiderato dal 'intervistatore (effetto del a desiderabilita sociale). Il secondo tipo di
distorsione riguarda le caratteristiche strutturali del questionario e le caratteristiche sociali del 'intervistato. Fa ad
es. parte di questo caso l'effetto di acquiescenza ossia la tendenza a dichiararsi sempre d'accordo, al di la
del 'item. Le distorsioni non sono ovviamente eliminabili ma possono comunque in fase di progettazione del a
ricerca esser previste e quindi diminuite e contrastate.
Le tecniche adottate per rilevare l'ambivalenza sono state definite dirette ed indirette. Le prime consistono nel
chiedere al e persone di riferire l'esperienza soggettiva del 'ambivalenza con un singolo item. Le tecniche indirette
arrivano al a formulazione di un punteggio di ambivalenza a partire da una serie di item unipolari positivi e
negativi. Il livel o di ambivalenza risulta dal calcolo dei punteggi secondo la formula:

(P+N)/2-|P-N|
Dove P= punteggi item positivi, N= punteggi item negativi
In questa categoria indiretta rientra anche l'indice che si ricava dal o strumento semi-aperto di Maio, Bel ed Esses
Formula del 'indice di ambivalenza
intracomponente: P+N-2*|P-N|+costante
Intercomponente: |A|+|B|-2|A+B|+ costante
Dove A e B sono il favore netto (positivi-negativi) di ciascuna componente del 'atteggiamento.
Un utile strumento di rilevazione del e opinioni oggi e diventato il sondaggio. Questo si inserisce in un approccio
di tipo descrittivo, dato che consente di quantificare il numero di persone che esprimono una data posizione e
l'intensita con cui la esprimono, nonche le caratteristiche socioanagrafiche di queste persone. Si parla di
sondaggio prevalentemente quando lo scopo e lo studio del 'opinione pubblica. I sistemi utilizzati possono essere
CATI o CAPI. Occorre in ogni caso pianificare una serie di operazioni: 1. definire l'unita di analisi, ossia la
popolazione; 2. costruire il questionario; 3. testare il questionario; 4. costruire il campione; 5. rilevare; 6. pulire i
dati grezzi; 7. elaborare i risultati.
La validita del a rilevazione e data dal e modalita di campionamento. La rappresentativita e raggiunta quando
ciascun membro del a popolazione ha la stessa possibilita di far parte del campione. Il metodo piu semplice e
l'estrazione casuale, sul 'intera popolazione o sugli strati. Anche il sondaggio e vulnerabile agli effetti del a
desiderabilita sociale ed a tutti i tipi di response bias.
Un primo tipo di misura indiretta consiste nel 'inferire l'intensita e la direzione del 'attivazione emotiva che
l'oggetto suscita nel e persone dal 'ampiezza e dal tipo di reazioni fisiologiche. La difficolta maggiore riguarda
l'estrema intrusivita degli strumenti di rilevazione.
Quel o che hanno in comune le tecniche di misura implicita e di fornire una stima del 'atteggiamento senza
chiedere direttamente al a persona di esprimerlo verbalmente. L'uso del priming consiste nel presentare ai
partecipanti uno stimolo decisamente negativo o positivo dopo esser stati esposto ad uno stimolo prime rispetto ai
quali si vuole cogliere l'atteggiamento. La valutazione del prime puo essere inferita dal tempo che serve
al 'individuo per la valutazione del o stimolo in quanto se il prime ha per l'individuo una valenza congruente con
quel a del o stimolo i tempi di risposta saranno rapidi, altrimenti saranno maggiori.
Il metodo implicito forse piu conosciuto e il metodo IAT (implicit association test) sviluppato da Grennwald,
McGhee e Nosek nel 1998. I partecipanti devono completare due compiti di categorizzazione, il primo consiste nel
disporre in due categorie degli elementi che appaiono sul o schermo usando 2 tasti. Il secondo compito di
categorizzazione consiste nel premere uno dei due tasti giu usati se la parola che appare sul o schermo a seconda
del a associazione di prima (se il tasto A era il positivo ora se appare una parola positiva occorre premere il tasto
A). molti studi hanno mostrato la validita del a misura del o IAT nel 'espressione del a preferenza per il proprio
ingroup.
Il rapporto fra misure implicite ed esplicite e alto quando l'oggetto e connotato socialmente. Basse correlazioni
sono pero forse dovute ai diversi aspetti che esse colgono. Non e fissa la relazione misure dirette - atteggiamenti
espliciti: benche poco utilizzate esistono anche modalita dirette per cogliere atteggiamenti impliciti e viceversa.
Un approccio qualitativo molto usato e il focus group, strumento usato per lo studio di un sistema di credenze
socialmente condiviso. L'analisi non e piu individuale ma di gruppo. E appunto una discussione di gruppo su un
tema preciso e definito a priori, i partecipanti si esprimono liberamente con l'aiuto del ricercatore che funge da
moderatore non direttivo. Ci si puo avvalere di una guideline, che puo prevedere uno o piu compiti strutturati che
offrono l'occasione di stimolare la discussione. Quel o che si ottiene e un prodotto del gruppo, si rileva un sistema
di credenze condiviso. La situazione riproduce il processo di negoziazione del a realta. La discussione e
solitamente registrata e poi sbobinata per le analisi quantitative o di contenuto. La griglia di codifica viene messa
a punto sul a base degli obiettivi del a ricerca, del o schema di domande ed al a luce del materiale emerso. E
costituita da aree tematiche a cui vengono attribuiti codici in modo da raccogliere tutti i contribuiti nei vari gruppi.
Per l'analisi di contenuto o lessicale e poi possibile utilizzare appositi software.

Capitolo 4 - Atteggiamenti, stereotipi e pregiudizi.
I gruppi interagiscono ed intrattengono rapporti asimmetrici in relazione al a distanza che li caratterizza rispetto a
risorse materiali e simboliche. La percezione, rappresentazione e valutazione dei gruppi svolgono dunque del e
funzioni nel quadro definito da questi rapporti asimmetrici. Gli stereotipi e i pregiudizi sono esiti possibili di queste
attivita di percezione, rappresentazione e valutazione di gruppi e categorie sociali. Si definisce stereotipo un
insieme di associazioni fra un gruppo ed un certo numero di caratteristiche descrittive. Quando si realizza un
ulteriore passaggio, quel o di attribuire le stesse caratteristiche ad un membro sconosciuto di quel gruppo si parla
di pregiudizio.
L'interesse psicosociale verso gli stereotipi ha vissuto varie fasi. Nel a prima il termine stereotipo e sovrapposto a
quel o di pregiudizio. E una sorta di patologia del pensiero, di rappresentazione troppo rigida e semplificata del a
realta. E importante in questa fase capirne la genesi. Per Adorno l'origine e riconducibile ad una sindrome del a
personalita, la personalita autoritaria, rigida e dogmatica, centrata su credenze etnocentriche, antisemite e
conservatrici. Taifel verifica invece la tesi secondo la quale gli stereotipi sono l'esito di un processo normale del
pensiero umano. E condiviso il fatto che stereotipi e pregiudizi emergano grazie a fattori cognitivi ed emozionali e
che il contesto sociale immediato influenza le risposte individuali nei confronti dei membri del 'outgroup.
Il primo fattore cognitivo al a base del o stereotipo e il processo di categorizzazione, attraverso la quale gli umani
semplificano e ordinano la complessita del mondo. Tendiamo a sovrastimare le caratteristiche di coloro che sono
simili a noi e tendiamo invece a sottostimare le caratteristiche di chi fa parte di categorie diverse. Tale tendenza e
accentuata nei casi di ingroup ed outgroup. Gli altri (outgroup) ci sembrano +/- tutti uguali (omogeneita
del 'outgroup). La categorizzazione in realta dipende dal contesto. Mentre l'omogeneita del 'outgroup deriva da
processi di individuazione, l'omogeneita del 'ingroup serve per difendere e migliorare il senso del 'identita sociale.
Taifel e Tuner affermano che l'elaborazione degli stereotipi deriva dal a motivazione al a difesa del Se, dal a
propria autostima e dal 'immagine positiva del proprio gruppo. E il confronto con gli altri gruppi che mantiene
l'identita sociale positiva del ns gruppo. Cio puo pero anche implicare una rappresentazione negativa
del 'outgroup. In un'ottica genuinamente sociocognitiva gli studi sugli stereotipi sono concepiti principalmente
come strutture cognitive, che contengono una conoscenza semplificata del a realta e le aspettative associate al
comportamento dei membri di un gruppo. Gli stereotipi avrebbero per lo piu una funzione adattiva. La forza
del 'associazione fra categoria e tratti stereotipici attribuiti varia in funzione del 'intensita del pregiudizio. L'uso di
stereotipi avviene pero senza che l'individuo ne sia consapevole. Secondo Tajfel lo stereotipo diventa stereotipo
sociale quando non solo l'oggetto e sociale ma anche il suo contenuto e condiviso da un gran numero di persone.
La condivisione infatti ha implicazioni sul a sua diffusione e trasmissione generazionale e fa si che soltanto lo
stereotipo sociale possa soddisfare funzioni diverse da quel e puramente cognitive.
Come si formano le associazioni fra un'etichetta categoriale e i tratti che la caratterizzano? Tramite alcune
distorsioni semantiche la cui principale e l'errore fondamentale di attribuzione. Questo fa riferimento ad una
tendenza pervasiva a spiegare un comportamento altrui piu sul a base di inferenze sul e caratteristiche personali
del 'attore sociale che sul a base del e circostanze. La correlazione il usoria si definisce come la tendenza a
percepire una sistematica co-occorrenza fra due variabili anche quando in realta non c'e alcuna connessione. Gli
individui apprendono gli stereotipi anche tramite il contesto culturale entro cui vivono. Il veicolo privilegiato e
senza dubbio il linguaggio: le etichette linguistiche non sono neutrali, tutt'altro sono connotazione implicite
soprattutto quando riguardano i gruppi sociali.
Dal punto di vista cognitivo gli stereotipi orientano la codifica del e informazioni e consentono di fare del e
inferenze. La prima funzione e quel a di semplificare la realta benche con la contropartita di diminuire
l'accuratezza del giudizio. Secondo Jost e Banaji usiamo gli stereotipi come giustificazione, ovvero utilizziamo
un'idea per fornire legittimita ad un'altra idea. La funzione di giustificazione degli stereotipi si esercita su tre livel i:
autogiustificazione, giustificazione del gruppo, giustificazione del sistema. In realta la sola autogiustificazione non
spiega gli stereotipi negativi del se. La giustificazione del gruppo e evidente nel quadro del 'identita sociale. Le
persone formano stereotipi per consolidare la rappresentazione positiva del proprio gruppo e distinguerlo dagli
altri gruppi. Data la competizione tra gruppi per le risorse gli stereotipi fungono da giustificazione per l'esito di
questa competizione. Anche questa funzione non basta a spiegare gli stereotipi negativi verso del 'ingroup. Gli
stereotipi negativi del 'ingroup e quel i positivi del 'outgroup potrebbero servire a giustificare le differenze sociali.
La giustificazione del sistema infine non basta a spiegare le altre 2 anche perche una volta stabilito un
determinato assetto sociale questo tende ad essere giustificato per la sua sola esistenza. Il processo tende quindi
ad autoriprodursi. Giustificare il sistema evita inoltre la necessita di affrontare cambiamenti ed e coerente sul a
visione del mondo giusto presente in ognuno di noi. Si fa distinzione fra pregiudizio manifesto e latente: il primo si
riferisce al 'espressione aperta di atteggiamenti negativi verso altri gruppi, il secondo consiste nel 'adeguare
l'espressione manifesta al e norme implicite di correttezza e tol eranza. Il pregiudizio manifesto si esprime e viene

giustificato principalmente in riferimento a due aree semantiche: la minaccia che l'outgroup costituisce per
l'ingroup ed il rifiuto del contatto con i membri del 'outgroup. Il pregiudizio latente si coglie invece in tre forme
socialmente compatibili: la difesa dei valori tradizionali, l'esagerazione del e differenze culturali e la negazione di
emozioni positive.
Divido e Gaertner parlano invece di persone che non manifestano apertamente pregiudizi ma in realta
nascondono inconsapevolmente le proprie risposte reali. Possono infatti avere rappresentazioni negative del e
minoranze radicate nel 'inconscio e sviluppate durante la socializzazione. Si parla di pregiudizio avversivo per
indicare reazioni di ansia e disagio che si concretizzano in comportamenti freddi e distaccati. Il razzismo avversivo
sarebbe dunque l'esito del conflitto fra i sentimenti negativi che un individuo prova nel a situazione di contatto e
l'immagine di se come persona giusta e senza pregiudizi. Siamo dunque nuovamente di fronte ad una spiegazione
del pregiudizio in termini individuali.
Una tecnica di rilevazione e stata realizzata da Boca nel 1997: the famous person task. Questa tecnica prevede la
presentazione di nomi di personaggi famosi mescolati con nomi sconosciuti ed i partecipanti devono categorizzarli
come appartenenti al 'ingroup o al 'outgroup. Il tempo impiegato e la variabile dipendente. I tempi piu alti si
hanno quando persone connotate negativamente devono essere associate al 'ingroup e quel i positivi al 'outgroup.
Questi concetti fanno dunque riferimento ad un conflitto intraindividuale e non consentono di capire se questi
fenomeni sono il prodotto del a cultura occidentale e del e sue peculiarita storiche.
L'attivazione di stereotipi e connessa con la codifica categoriale del a persona-stimolo. La dominanza del a
categorizzazione che si attiva e che guida le impressioni che ci formiamo a proposito del a persona dipende da
fattori legati al a salienza provocata dal contesto, oppure al 'utilizzo recente del a categoria oppure ancora al a
motivazione di chi si sta formando il giudizio. Le varie categorie possono portare al a formulazione di stereotipi
contrapposti, quando poi ci si impone di contrastare la nostra espressione di stereotipi si registrano effetti
rimbalzo, con risposte particolarmente guidate dagli stereotipi. Tendiamo poi a vedere piu elementi di conferma
che di discordanza riguardo i nostri stereotipi. Benche questi siano piuttosto stabili possono in realta cambiare, in
quanto prodotto sociale, uno stereotipo positivo si trasforma piu facilmente in negativo rispetto al a variazione da
negativo a positivo.
Allport formula l'ipotesi del contatto, secondo la quale l'interazione fra gruppi crea le condizioni per il
superamento del e tensioni, l'attenuazione dei pregiudizi ed il mutamento del e conoscenze stereotipiche
reciproche. Sono necessarie 4 condizioni:
1. il sostegno sociale e istituzionale. Occorre un quadro istituzionale che pone esplicitamente e sostiene
obiettivi di integrazione
2. contratto profondo e duraturo. Le interazioni devono essere frequenti, durature e profonde in modo che
si creino del e relazioni significative
3. status paritetico fra i membri che interagiscono.
4. cooperazione fra i gruppi per uno scopo comune. La dipendenza reciproca per il raggiungimento di un
obiettivo comune crea l'occasione per sviluppare relazioni piu amichevoli. L'esito del a cooperazione deve
essere positivo altrimenti il fal imento puo essere addossato al gruppo stigmatizzato.
Ricerche successive hanno poi mostrato che l'origine del pregiudizio va ricercata anche nei processi di
categorizzazione sociale. Sono state individuate diverse strategie:
*
decategorizzazione: il contatto dovrebbe favorire interazioni percepite ad un livel o interpersonale,
ovvero quel o al quale le persone si percepiscono non come membri di un gruppo ma come individui unici
ed irripetibili
*
categorizzazione incrociata: dato che le persone sono portatrici di molteplici appartenenze sociali
occorre far leva sul e appartenenze comuni per attenuare gli effetti negativi del a categorizzazione
*
ricategorizzazione: consistente nel rendere saliente una categoria sovraordinata o uno scopo o
un destino comune ad ingroup e outgroup
Una volta stabilita una relazione positiva devono essere reintrodotte le appartenenze categoriali degli attori sociali
che interagiscono perche gli aspetti positivi del a conoscenza reciproca possano essere estesi al a
rappresentazione globale del e rispettive categorie.

Capitolo 5 - Dagli atteggiamenti ai comportamenti
L'interesse psicologico verso gli atteggiamenti risiede nel a sua potenzialita predittiva del comportamento, dato
che l'obiettivo ultimo del a disciplina e proprio spiegare il comportamento sociale. Fino agli anni `60 gli psico hanno
ritenuto che una persona si comportava coerentemente con i propri atteggiamenti. Solo dopo quel periodo si e
sviluppato un filone di ricerche volto a verificare la corrispondenza fra atteggiamenti e comportamenti. Tali studi
evidenziarono una corrispondenza estremamente variabile.
Fishbein e Ajzen criticarono la metodologia utilizzata durante gli studi. Nel e ricerche i ricercatori chiedevano ai
partecipanti di esprimere un atteggiamento in termini alquanto generali e di riportare la frequenza dei
comportamenti specifici. Ma un atteggiamenti generale non puo spiegare un comportamenti specifico perche
quest'ultimo e influenzato da molteplici altri fattori. I 2 studiosi segnalano quindi l'importanza di un principio di
compatibilita, secondo il quale gli indicatori di atteggiamenti e di comportamenti sono compatibili quando sono
rilevati al o stesso livel o di specificita. Negli studi si evidenziarono inoltre le variabili moderatrici, ossia fattori per i
quali si osserva una variazione del a correlazione atteggiamenti/comportamenti. Le variabili moderatrici possono
essere: caratteristiche degli atteggiamenti (stabilita, certezza, formazione di esperienze dirette...), caratteristiche
del comportamento in relazione al 'oggetto, caratteristiche personali, caratteristiche situazionali. Le caratteristiche
degli atteggiamenti possono predire il comportamento in modo significativo quando sono stabili, accessibili,
formati con esperienza diretta, espressi dal 'individuo ad un buon livel o di sicurezza, coerenti nel e componenti
affettive e cognitive, ossia in una parola quando sono atteggiamenti forti.
Il primo e piu citato model o teorico del processo che lega atteggiamenti e comportamenti e stato formulato negli
anni '70. Con la teoria dell'azione ragionata di Fishbein e Ajzen si riafferma il ruolo del a razionalita umana,
prevedendo un processo che avviene attraverso l'analisi razionale dei fattori in gioco. Occorre quindi individuare
questi fattori in gioco. Si ritiene che la causa piu prossima del comportamento sia l'intenzione soggettiva di
intraprenderlo. L'intenzione riguarda la decisione di intraprendere un dato comportamento ed e determinata a sua
volta da 2 fattori: l'atteggiamento verso quel dato comportamento e le norme soggettive. Queste ultime
riguardano la percezione che l'individuo ha circa le aspettative di altri significativi per lui relativamente al a
attuazione di quel comportamento. Il comportamenti e dunque una funzione del 'intenzione che a sua volta e
funzione del a valutazione soggettiva di quel comportamento e del a percezione del a valutazione che ne danno
altri significativi per lui.
Ad un ulteriore livel o di analisi l'atteggiamento verso il comportamenti e determinato dal e credenze
comportamentali, mentre le norme soggettive sono determinate dal a credenze normative. L'atteggiamento e piu
probabilmente determinato dal 'insieme del e credenze comportamenti, vale a dire dal 'insieme del e conseguenze
previste dal 'individuo relativamente al a messa in atto di quel comportamenti, insieme al a valutazione che egli
attribuisce ad ognuna di queste conseguenze. Allo stesso modo le norme soggettive sono date dal 'insieme del e
credenze normative, cioe dal a percezione o conoscenza del e preferenze di altri significativi al proposito,
unitamente al a motivazione personale di compiacere ai desideri di questi altri. Altre variabili non previste in modo
esplicito dal model o influiscono sul e intenzioni comportamentali solo in modo indiretto, vale a dire modificando il
peso dei due fattori che causano in maniera diretta l'intenzione.
Secondo questa teoria quindi il cambiamento del comportamento si verifica quando si modificano le credenze che
ne stanno al a base, o attraverso un'esperienza diretta o ancora attraverso l'esposizione al a comunicazione
persuasiva.
Fishbein e Ajzen assumono che nel a maggior parte dei casi il comportamento e volontario. L'individuo che
emerge e quindi un soggetto volitivo, in grado di comportarsi coerentemente con le proprie intenzioni
perseguendo gli scopi desiderati, tenendo conto del e aspettative altrui. Il model o pero non spiega i
comportamento routinari, abituali e compulsivi. Da questa critica Ajzen elabora una modifica e formula la teoria
del comportamento pianificato. Tale teoria prevede che i comportamenti siano preceduti da una profonda
elaborazione cognitiva. Successivamente quindi i comportamenti possono essere richiamati al a memoria con uno
sforzo cognitivo minore.
Ajzen nel a sua teoria del comportamento pianificato concepisce il livel o di control o sui comportamenti
come un continuum. Abbiamo uno scarso control o sul e abitudini o sui comportamenti orientati a scopi difficili da
raggiungere. Il control o sul e azioni e influenzato da una serie di fattori sia personali che situazionali. Fra i primi vi
rientra il possesso di informazioni e di abilita necessarie, nonche il ruolo del e emozioni e pulsioni. Fra i secondi
rientra l'opportunita di cui la persona dispone e la dipendenza da altri. Le intenzioni soggettive diventano piani o
tentativi di azione. Questa teoria include pero un ulteriore elemento: la percezione del control o sul 'azione,
riconcettualizzata successivamente dal o stesso autore come la percezione del a facilita o difficolta di attuare il
comportamento. In questo model o quindi l'intenzione soggettiva e determinata da 3 fattori: l'atteggiamento verso

il comportamento, le norme soggettive e la percezione del control o comportamentale. Quest'ultimo riflette le
passate esperienze o le aspettative sugli impedimenti e gli ostacoli. La percezione del control o comportamentale
e funzione a sua volta del 'insieme del e credenze circa il proprio control o, vale a dire di un insieme di credenze
che riguardano la presenza o l'assenza del e opportunita necessarie per l'attuazione del comportamento. Quando
il soggetto percepisce di avere un control o totale sul 'azione questo model o coincide con quel o del a teoria
del 'azione ragionata. Le critiche mosse riguardano i fattori situazionali e personali, perche visti ancora come
marginali, nonche permane la concezione del comportamenti come atto sostanzialmente mediato dal 'intenzione.
Per quel che riguarda le norme soggettive c'e chi fa notare che nel e ricerche il fattore risulta sistematicamente un
predittore meno potente rispetto al 'atteggiamento. Recentemente comunque Ajzen e Fishbein hanno comunicato
che non sono ancora disponibili evidenze sufficienti ad evidenziare il fatto che comportamenti sociali complessi
possano essere attivati in modo automatico.
Per render conto di una gamma piu vasta di comportamenti Fazio propone un model o a due vie chiamato
MODE (motivation and opportunity as determinants). Il mode prevede che gli atteggiamenti ed i comportamenti
siano messi in relazione attraverso due tipi di processi. La distinzione fra i due risiede nel a presenza o assenza di
una analisi consapevole del e alternative di comportamento. In assenza di analisi consapevole, il comportamento
si genera spontaneamente dal a percezione immediata del a situazione. Un atteggiamenti accessibile verso
l'oggetto (e non verso il comportamento) provoca l'attivazione automatica del comportamenti. Se la
rappresentazione del 'oggetto nel a memoria e strettamente associata al a sua valutazione il solo fatto di vederlo
bastera ad attivare anche la sua valutazione. In questo caso il comportamento relativo sara piu probabilmente
coerente con questa valutazione. La semplice presenza in memoria del 'atteggiamento (disponibilita) non e
condizione sufficiente a guidare il comportamenti in condizioni di bassa motivazione: l'atteggiamenti deve essere
anche accessibile. Il condizioni di bassa motivazione, l'atteggiamenti accessibile orienta l'interpretazione del a
situazione. Se l'individuo non ha un atteggiamenti accessibile valutera la situazione su elementi salienti in quel
momento, che potrebbero essere in contrasto con l'atteggiamenti preliminare. Quando al contrario la motivazione
e le possibilita di elaborazione sono alte, l'individuo procede a prendere in considerazione varie alternative di
comportamenti, ne valuta le conseguenze, l'impatto sociale, le proprie possibilita di control o.
La motivazione fa riferimento al 'interesse di evitare conclusioni errate, che deriva dal a percezione dei costi che
comporterebbe un errore di giudizio. Il timore del 'errore motiva l'individuo a prendere in considerazione in modo
analitico le informazioni disponibili. Questa non e tuttavia di per se sufficiente per procedere ad una elaborazione
approfondita. Sono altrettanto necessari tempo e risorse cognitive per l'elaborazione.
Per concludere ci si potrebbe chiedere che ruolo hanno in questi model i i fattori sociali.
L'attore sociale percepisce che gli altri per lui significativi hanno del e aspettative sui comportamenti che egli
mette in atto. Nel model o a due vie di Fazio questa percezione agisce soltanto quando l'attore e sufficientemente
motivato per considerare in modo analitico quale comportamento sia piu vantaggioso. Recentemente si e notato
che le persone sono influenzate dal e norme sociali perche da queste possono ricavare quali atteggiamenti e
comportamenti sono appropriati per l'individuo in quanto membro dei gruppi con i quali si identifica. In condizioni
di bassa elaborazione si evidenzia l'effetto di influenza del e norme sociali.

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